Coloro che erano adolescenti negli anni '90 non avevano a disposizione gli smartphone e i social network eppure riuscivano ad impegnare le ore della giornata in modo piacevole ed utile. Quindi papa Giovanni Paolo II non si trovò mai nella situazione di intervenire perché la tecnologia non fosse più padrona del nostro tempo. Oggi invece si vedono "teenagers" con lo sguardo sul proprio smartphone quasi senza sosta, assorti nel mondo virtuale, anche quando un amico o amica è presente accanto a loro in carne ed ossa.

A papa Francesco ci siamo affezionati fin dal suo primo saluto al balcone su piazza San Pietro, poco dopo la fumata bianca, e forse non resterà inascoltato il suo invito rivolto ai giovani tedeschi arrivati a Roma, ma valido per i giovani di ogni nazionalità, a riflettere sulla giusta importanza da dare agli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. "Non perdete tempo con le chat su internet e con i messaggini del telefonino: non usate male la vostra libertà". Infatti papa Bergoglio sostiene che la libertà, quando non è esercitata bene, può farci perdere la dignità. Il tempo, dice papa Francesco, è un dono divino ed è prezioso: non va quindi sprecato compiendo azioni inutili come chattare.

Papa Bergoglio è un Pontefice moderno, che comunica con la gente anche attraverso i social network (nonostante sia stato il papa emerito Benedetto XVI a creare un profilo per "twittare" notizie riguardanti la Chiesa) ma di ogni strumento bisogna farne il giusto utilizzo, usarlo piuttosto che diventarne schiavi.

L'amato papa Francesco ha spiegato ai chierichetti tedeschi di comprendere le "difficoltà a conciliare l'impegno che avete preso con le varie attività necessarie alla vostra crescita umana e culturale" ma ha consigliato loro di organizzarsi con equilibrio e scherzando ha detto che in quanto tedeschi possono riuscire molto bene nell'organizzazione. Davanti a Piazza San Pietro gremita di bandiere e cappelini colorati, papa Bergoglio ha pronunciato la sua prima omelia in tedesco, lingua che ha studiato durante il dottorato a Francoforte negli anni '80.