Alcune tra le più importanti compagnie del momento stanno dando vita a una collaborazione senza precedenti (e ufficialmente senza scopo di lucro) per portare la ricerca in materia di Intelligenza Artificiale a un nuovo livello. Le aziende finora coinvolte sono Amazon, Facebook, Google, Microsoft e IBM, e ciò che le accomuna è il contributo che già forniscono, anche prese singolarmente, allo stato dell’arte di questo campo del sapere.

Alcuni esempi sono i progetti Watson, Alexa e DeepMind rispettivamente portati avanti da IBM, Amazon e Google. Il nome scelto per questo ensemble d’eccellenza è evocativo e diretto: si chiamerà “Partnership on AI to Benefit People and Society”.

Una collaborazione aperta

Si tratterà in pratica di istituire tavoli di discussione e mantenere continui rapporti comunicativi tra le compagnie al fine di condividere e confrontare i progressivi aggiornamenti.

Questa modalità rappresenta già di per sé un notevole passo avanti, perché va considerato che normalmente gli artefici del progetto rappresentano realtà in costante competizione tra di loro. È inoltre intenzione del gruppo mantenere una struttura quanto più possibile orizzontale, per favorire il processo di “democratizzazione” e apertura del mondo dell’AI, e per evitare la prevaricazione da parte dei colossi su compagnie minori, istituti di ricerca e organizzazioni no profit che ci si aspetta di vedere entrare in scena nel prossimo futuro.

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Tecnologia

Seguendo simili principi, i risultati verranno pubblicati tramite open license, in modo tale che siano in linea di massima facilmente accessibili, riutilizzabili e condivisibili.

Per un'etica positiva dell'AI

Le motivazioni che hanno spinto questi giganti tecnologici a coalizzarsi sono fondamentalmente due, e sono intrinsecamente legate: da una parte, come accennato poco fa, troviamo la volontà di allargare il dibattito a istituzioni ed enti minori rimasti finora ai margini, in previsione di rendere pubblici i risultati per favorire una migliore comprensione dell’argomento tra il pubblico di non specializzati.

Ciò porta alla seconda motivazione principale, che consiste nel fatto che, recentemente, si è parlato molto di AI concentrandosi però sugli aspetti potenzialmente negativi che potrebbero scaturire da un’eventuale presa di coscienza da parte di forme di Intelligenza digitale “maligne”. C’è infatti chi già immagina, e non solo a Holliwood, scenari in cui l’umanità finisce schiavizzata, se non addirittura annientata, da robot e macchine intelligenti fuori controllo.

In ragione dell’influenza di simili ipotesi sull’opinione pubblica, gli ideatori della partnership hanno ritenuto necessario mettere insieme le energie, nella speranza di sensibilizzare correttamente l’opinione pubblica, e lavorare per costruire un futuro dove queste tecnologie possano essere adoperate per migliorare le condizioni di vita dell’intera umanità.

Le big che mancano all'appello

Dalla lista degli iniziatori mancano però alcuni nomi importanti, primo su tutti quello di Appleche però, stando a quanto sostenuto da Eric Horvitz, uno dei due copresidenti provvisori della partnership, ha manifestato il proprio entusiasmo nei confronti dell’iniziativa.

Un motivo per tale iniziale defezione può trovarsi nel fatto che Apple non abbia ancora investito nel campo dell’intelligenza artificiale alla stregua delle altre compagnie. L’altro grande assente è OpenAI, uno dei gruppi di ricerca indipendenti più finanziati (con circa un miliardo di dollari). Il mancato coinvolgimento dell’iniziativa sostenuta da Elon Musk può sollevare qualche domanda in più, dal momento che i principi guida sono quasi gli stessi che hanno portato alla nascita della partnership (ossia trarre il maggior beneficio possibile dai progressi nella ricerca sull’intelligenza artificiale, estendendone i vantaggi a quante più persone possibile). Resta ora da vedere se l’iniziativa avrà una spinta propulsiva sufficiente a raggiungere gli ambiziosi obiettivi che le compagnie si sono prefissate.

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