Si chiama Miquela Sousa, ma il suo nutrito pubblico di un milione di followers su Instagram la conosce come Lil Miquela, una influencer brasiliana impegnata sia in ambito pubblicitario che in cause sociali, la quale pubblica quotidianamente selfie, post di ogni genere e commenti amorevoli verso i suoi fan.
Insomma, un copione che al giorno d'oggi sembra diventato la normalità per tutti coloro che frequentano il mondo dei social, fatta eccezione per un piccolo dettaglio: Lil Miquela non è un essere umano, bensì un cyborg.
"Ho scoperto di essere un robot"
A sganciare la "notizia bomba" (totalmente prevedibile e già ipotizzata da alcuni utenti, mentre sbalorditiva e sconcertante per altri) sembra essere stata proprio l'I.A. Miquela tramite un post di una settimana fa, nel quale avrebbe rivelato di essere stata creata digitalmente dalla Brud Company, azienda statunitense specializzata in robotica, intelligenza artificiale e business multimediale.
La verità sarebbe venuta a galla in seguito ad un tentativo di hackeraggio del profilo della digital influencer, secondo alcune fonti architettato sempre dalla Brud per alimentare il "virtual drama" che si cela dietro il volto pixellato di Lil Miquela. Il post da lei pubblicato - in cui parla in prima persona, accusando i suoi stessi creatori di averle mentito circa il suo "non essere umana" - ha subito catalizzato le attenzioni del pubblico di Instagram, sempre più coinvolto in questa bizzarra vicenda che gioca (con un discreto successo) sul labile confine tra mondo reale e mondo virtuale.
(Six) Million Dollar Baby
Seppur proveniente da un'Intelligenza Artificiale creata "ad hoc" dalla fusione di codici matematici, ciò che i visionari programmatori della Brud hanno provocato, è stata una vera e propria "Babele" di reazioni contrastanti: da un lato il turbamento e lo smarrimento dei molti di fronte al profilo spaventosamente umano di un cyborg che proprio di recente (per rendere l'intera vicenda ancora più paradossale) ha iniziato a raccontare in diretta ai suoi follower la propria sorpresa di fronte alla scoperta della sua condizione di avatar, sottolineando quanto si senta "tradita" da coloro che considerava come una famiglia (la Brud Company, per l'appunto). Dall'altro, invece, uno sciame di commenti di supporto, vicinanza e soprattutto una visibilità mediatica incalcolabile, che spalanca le porte ad una nuova modalità di utilizzo dei social, e sicuramente anche ad un'innovativa fonte di profitto, dato che la Silicon Valley ha offerto un finanziamento di ben 6 milioni di dollari per il proseguo del progetto digitale.
L'umanità delle I.A.
L'ormai nota Miquela Sousa non è, però, l'unica digital influencer ad aver ottenuto un certo seguito su Instagram: attorno alla sua immagine ruotano, per esempio, anche quelle di Blawko22 e BermudaisBae, altri due account "fittizi" che contribuiscono nell'inspessire la patina di realismo di queste vicende virtuali. Le espressioni e le pose umane, l'utilizzo di hashtag e dl linguaggio tipico di qualsiasi utente del World Wide Web, sommati al filtro della tecnologia che non ci consente mai di dare per scontato lo scarto tra il vero ed il verosimile, sono diventati gli ingredienti per il successo di questo fenomeno che, se ad alcuni strappa un sorriso scettico, ad altri sembra invece un passo in più verso le profezie della celebre Serie Tv "Black Mirror".