Dagli Stati Uniti negli ultimi tempi sembrano arrivare in maniera particolarmente cadenzata una serie di scandali che riguardano i social media, in questo caso non c'entra il presidente Trump e i suoi presunti guai con pornostar ma la questione riguarda Youtube. Dopo l'affare Cambridge Analytica che ha travolto Facebook e i cartoon fake che avevano già coinvolto il social video sul quale gli equivoci cartoni non erano stati bloccati nemmeno sulla piattaforma YouTube Kids dedicata ai più piccoli, ecco che per in network on line scoppia una nuova grana.

L’accusa stavolta è quella di raccogliere i dati dei bambini e sfruttarli a scopi pubblicitari.

Una coalizione di 23 associazioni per l’infanzia, di consumatori e di attivisti, capeggiate da la nota Campaign for a Commercial-Free Childhood, ha citato YouTube alla Federal Trade Commission americana sostenendo che Google, violando le leggi sulla protezione dei minori, raccoglierebbe dati sensibili degli under 13 utilizzandoli per confezionare e indirizzargli pubblicità mirate.

Ambigua la norma che vieta l’uso dei Social ai minori

La tesi degli accusatori è che il popolare motore di ricerca è perfettamente a conoscenza che YouTube è utilizzato da utenti sotto i 13 anni nonostante le condizioni d’uso non lo prevedano e di non fare nulla per impedirlo e soprattutto di non impedire la raccolta dei loro dati personali. Così, mentre le regole dicono che gli under 13 non possono usare YouTube, questi ci passano molto del loro tempo, e Google approfitterebbe per raccogliere dati come localizzazione, dispositivi utilizzati e numeri di telefono e usarli per profilare i piccoli utenti come farebbe con uno scapolo cinquantenne senza il consenso dei genitori e in palese violazione del Coppa, il Children’s Online Privacy Protection Act che il Congresso americano approvò nel 1998 e in vigore dal 2000.

Il cortocircuito in atto è evidente, Google dovrebbe chiedere il consenso per questa raccolta dati ai genitori per un servizio che, però, è già vietato ai minori di 13 anni.

L’ambiguità della norma presto attraverserà anche l’oceano. In Europa infatti con l’entrata in vigore del Gdpr (General Data Protection Regulation), il nuovo regolamento generale europeo per la protezione dei dati personali che fissa a 16 anni il limite minimo per la fruizione dei social network, occorrerà il consenso dei genitori per l’utilizzo sotto questa soglia da parte degli utenti minorenni.

Il provvedimento però lascerà ai singoli paesi la facoltà di abbassare il limite a 13 anni proprio come negli USA per la gioia dei colossi della rete.

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