Sono in aumento negli ultimi tempi su YouTube dei contenuti "immondizia" prodotti con l'intelligenza artificiale. Ciò che negli USA chiamano "AI slop". Contenuti senza senso, lunghissimi e di scarsissima qualità.
Si tratta in genere di immagini casuali, prodotte senza alcuno sforzo grazie a un'AI, ovviamente e a costo zero, e caricate in serie sulla piattaforma di condivisione video. Dopodiché, lo YouTuber interessato a entrare nel feed e nelle ricerche casuali non dovrà far altro che aggiungere a questi contenuti dei titoli e delle descrizioni pieni di parole chiave popolari.
Finora la piattaforma di condivisione YouTube non si era mai posta il problema di vietare ai propri utenti il caricamento di contenuti di scarsa qualità. L'idea implicita era che simili contenuti non avrebbero ottenuto risonanza. Senza visualizzazioni e commenti, non avrebbero mai raggiunto il pubblico. Ma ora c'è chi ha imparato a far fruttare dei video usa e getta, di infima qualità, creati con l'AI, caricandoli su YouTube Kids.
I numeri del fenomeno sono così preoccupanti da aver già spinto YouTube a intervenire. La piattaforma ha infatti dichiarato di aver attivato nuovi sistemi di controllo e di aver introdotto politiche attive per penalizzare o bloccare i contenuti di bassa qualità.
Eppure YouTube Kids continua a riempirsi di AI slop.
Video generati automaticamente con l'ausilio di AI, che riescono a raggiungere i feed dei bambini, soprattutto quelli sotto i due anni. Ed è palese che chi carica questi contenuti lo faccia per monetizzare senza fatica. Il modello è quello del guadagno passivo: lasciar lavorare l'AI, per produrre clip ripetitive, lunghissime e senza alcun valore estetico ed educativo. Video aumentano le metriche di retention e dunque premiati dall'algoritmo.
Ecco il problema: molti di questi video riescono troppo facilmente ad accumulare visualizzazioni e a generare guadagni. Ma proponendo pura spazzatura e sfruttando un pubblico vulnerabile sotto più punti di vista.
I video spazzatura per bimbi fatti con l'AI che preoccupano YouTube
I video, anche se di infima qualità, possono generare entrate pubblicitarie se superano le soglie minime di iscritti e di ore di visione. E la piattaforma, pur respingendo formalmente simili contenuti, tende a spingere tutti quei video che riescono a mantenere gli utenti davanti allo schermo. I video AI slop, specie quelli più ripetitivi e lunghi, sono progettati proprio per massimizzare il watch time.
Per provare a capitalizzare basta caricare sulla piattaforma decine o centinaia di clip generate automaticamente da software di AI. Video lunghi e ossessivi, senza storia, fatti di sequenze di immagini banali, con suoni squillanti e animazioni piuttosto ottuse.
Stimoli capaci di mantenere i bambini più piccoli incollati allo schermo.
E sono ormai tantissimi i contenuti AI slop con grafica assai rudimentale, caratterizzati da colori accesissimi e movimenti semplici, ma spesso incoerenti o mal sincronizzati, che contano centinaia di migliaia di visualizzazioni.
A pagare sono, ovviamente, la quantità e la facilità di produzione. Uno YouTuber, potenzialmente, ne può caricare cinquanta, cento o duecento al giorno. I piccoli, spesso lasciati soli di fronte a uno schermo vengono assorbiti da simili contenuti di scarso stimolo cognitivo. Video che non favoriscono l'apprendimento e che non riescono in alcun modo a stimolare la creatività.
Secondo gli esperti c'è anche un altro pericolo: quello che i bambini, fruendo di simili contenuti spazzatura, possano abituarsi alla fruizione di contenuti veloci e sempre più superficiali, smettendo così di sviluppare, come dovrebbero, attenzione e senso critico.
Il fenomeno è stato già denunciato da più voci. I creator che si impegnano a produrre video con un valore educativo o clip di qualità, anche se finalizzate solo a intrattenere, credono che gli algoritmi di YouTube stiano continuando a favorire i contenuti AI slop, perché più veloci, leggeri e coinvolgenti per i piccoli. E ora la piattaforma rischia sul serio di essere sommersa da questi contenuti di bassa qualità, con conseguenze sulla propria reputazione e sulla fiducia degli utenti.