Nuovo fronte giudiziario nel conflitto tra creatori di contenuti e aziende tecnologiche: il 26 gennaio 2026, alcuni YouTubers hanno depositato una class action presso la Corte Distrettuale Centrale della California. L'accusa è rivolta a Snap, rea, secondo i querelanti, di utilizzare i loro video per addestrare funzioni di intelligenza artificiale senza la dovuta autorizzazione. Le violazioni contestate riguardano il copyright, i termini di servizio di YouTube e le restrizioni sulle licenze.
L'uso dei dataset e le accuse specifiche
Gli autori del ricorso sostengono che Snap abbia sfruttato dataset di video linguistici su larga scala, come HD‑VILA‑100M.
Questi dataset, concepiti esclusivamente per scopi accademici o di ricerca, sarebbero stati impiegati per alimentare features commerciali quali la "Imagine Lens". Quest'ultimo è uno strumento che permette modifiche visive basate su comandi testuali. La class action richiede risarcimenti statutari e un’ingiunzione permanente volta a interrompere l’uso non autorizzato dei materiali protetti.
Il contesto delle battaglie legali sull'AI
Questa iniziativa si inserisce in un filone giuridico ormai consolidato. I creatori di contenuti hanno già avviato azioni legali simili contro colossi come Nvidia, Meta e ByteDance, accusandoli delle medesime pratiche di scraping illecito per l’addestramento dei modelli AI.
L’accusa contro Snap, pur nella sua specificità, non differisce nella sostanza: si fa riferimento all’uso di video protetti di YouTube senza licenza, aggirando barriere tecniche, servizi e limitazioni contrattuali, al fine di realizzare usi commerciali non previsti.
I protagonisti della class action
Tra i querelanti spicca il canale YouTube h3h3, guidato da Ethan Klein, che vanta oltre 5,5 milioni di iscritti. Gli altri due canali coinvolti, pur con un seguito minore, contribuiscono a un totale di circa 6,2 milioni di spettatori complessivi, rafforzando la portata della denuncia.
Questioni legali e precedenti giurisprudenziali
Il quadro normativo americano, in particolare la Digital Millennium Copyright Act, vieta non solo l’uso non autorizzato di materiale protetto, ma anche l’elusione delle misure tecniche predisposte per la sua protezione.
Casi analoghi, come quelli contro Meta e ByteDance, hanno anch’essi citato l’aggiramento dei sistemi di protezione di YouTube. Le dispute tra creatori e aziende AI sono in costante crescita a livello internazionale: secondo la non‑profit Copyright Alliance, sono già oltre 70 i casi intentati contro operatori di modelli AI, con esiti variabili. Alcune cause hanno visto sentenze favorevoli alle piattaforme, mentre altre hanno introdotto risarcimenti o rimedi a favore degli autori.
Implicazioni per l'industria dell'AI
Un’eventuale vittoria dei creatori nella battaglia contro Snap potrebbe avere conseguenze significative. Verrebbero rafforzate le limitazioni sull’impiego di dataset destinati esclusivamente all’uso "research only" per progetti commerciali.
Inoltre, emergerebbe con maggiore forza l’obbligo per le aziende AI di negoziare licenze o definire nuovi paradigmi di compenso per l’utilizzo di contenuti protetti. Lo sviluppo di AI generativa su larga scala rischia di incontrare ostacoli normativi ed etici se non verranno costruiti strumenti chiari di tutela della proprietà intellettuale e di riconoscimento dei diritti dei creatori.
L’azione legale contro Snap si configura come parte di una tendenza più ampia, che spinge verso la definizione di regole più trasparenti, sia tecniche che legali, nei modelli di business basati su intelligenza artificiale e contenuti protetti. La richiesta è esplicita: l’innovazione AI non deve più presupporre la sottrazione silenziosa di contenuti culturali, ma riconoscerne valore e proprietà, introducendo forme eque di accesso e remunerazione.