OpenAI ha ufficialmente avviato il 9 febbraio 2026 la sperimentazione di annunci pubblicitari all’interno di ChatGPT per gli utenti negli Stati Uniti che utilizzano i piani Free e Go. Questa mossa segna una svolta significativa nella strategia di monetizzazione di uno dei chatbot AI più diffusi al mondo, attivando un dibattito su credibilità, privacy ed equità dell’esperienza utente.

Il test degli annunci: confini chiari e controllo dell’utente

Gli annunci appaiono chiaramente contrassegnati come “sponsor” e posizionati in una sezione separata sotto la risposta generata da ChatGPT.

OpenAI garantisce che nessun inserzionista può modificare o orientare le risposte del chatbot. Dalla documentazione ufficiale emergono controlli pensati per l’utente: è possibile gestire la personalizzazione degli annunci, cancellare i dati usati per mostrarli, scoprire il motivo per cui un annuncio è stato visualizzato e disattivare la personalizzazione, pur continuando a ricevere annunci contestuali.

Esclusioni e limiti per tutela

I test sono attivi solo negli Stati Uniti e coinvolgono utenti adulti nei piani Free e Go (8 $ al mese). I piani Plus, Pro, Business, Enterprise ed Education rimangono esenti da spot pubblicitari. OpenAI ha inoltre escluso gli annunci da conversazioni considerate sensibili o regolamentate, quali salute, politica o temi mentali, e da account di utenti minorenni, sia quando lo comunicano sia quando il sistema lo prevede.

Motivazioni economiche e modello sostenibile

Dietro questa scelta c’è la necessità di sostenere costi infrastrutturali straordinariamente elevati. OpenAI prevede perdite fino a 14 miliardi di dollari entro il 2026 e un piano di spesa infrastrutturale fino a 1,4 trilioni entro il 2030. La pubblicità è la leva individuata per monetizzare una vasta base di utenti non paganti, puntando a un modello di entrate diversificato che migliori l’accesso ai modelli AI avanzati, senza compromettere la qualità delle risposte.

Principi guida: fiducia e trasparenza

OpenAI ha pubblicato i principi che guidano questo approccio:

  • Answer independence: gli annunci non influenzano le risposte.
  • Conversation privacy: le conversazioni non sono condivise con inserzionisti.
  • Choice and control: libertà nelle impostazioni e opzione senza annunci.
  • Mission alignment: gli annunci sostengono l’accesso alla tecnologia.
  • Long‑term value: priorità alla fiducia e all’esperienza, non all’engagement forzato.

Questi principi sono volti a preservare l’integrità dell’interazione, evitando di replicare dinamiche intrusive tipiche dei social media e pubblicità tradizionali.

Reazioni e contesto competitivo

Il lancio ha suscitato reazioni forti da Anthropic, rivale di OpenAI, che ha creato una campagna pubblicitaria satirica in occasione del Super Bowl per denunciare l’introduzione degli annunci in ChatGPT, rilanciando il proprio chatbot Claude come alternativa completamente senza pubblicità. La divergenza è evidente: OpenAI opta per una strada pragmatica, sostenuta da costi crescenti, mentre Anthropic punta sulla purezza dell’esperienza utente come valore aggiunto distintivo.

Trend e impatti futuri

L’inserimento di pubblicità in un’interfaccia conversazionale come ChatGPT rappresenta un nuovo paradigma nel digital advertising: inserzioni mirate nel contesto di una query, con possibilità di interazione diretta sull’annuncio.

L’obiettivo è trasformare le ads in strumenti utili, non interruzioni intrusive. Se la sperimentazione dovesse essere accettata dagli utenti, potrebbe aprire la strada a formati più interattivi in futuro, come la possibilità di chiedere chiarimenti sull’annuncio direttamente nella chat.

In sintesi, l’introduzione degli annunci in ChatGPT segna la fine dell’era completamente ad‑free per molti utenti. È una scelta pragmatica per sostenere la crescita e l’accessibilità dell’AI, ma porterà con sé una tensione continuativa tra esigenze economiche, diritti digitali e fedeltà dell’esperienza. Se OpenAI riuscirà a mantenere l’equilibrio tra revenue e fiducia, la nuova sfida sarà dimostrare che utilità e pubblicità possono convivere anche in un contesto conversazionale sofisticato.