Il fenomeno definito “OpenAI mafia” continua ad acquisire forza: secondo TechCrunch, al 20 febbraio 2026 gli ex membri di OpenAI hanno fondato almeno 18 startup tra le più seguite dell’ecosistema tech globale. Molte di queste hanno raggiunto valutazioni da miliardi di dollari senza aver ancora lanciato prodotti sul mercato.
Un elenco crescente di imprese influenti
Il report di TechCrunch presenta una panoramica estesa delle startup lanciate da ex dipendenti di OpenAI. Tra queste, emergono nomi ormai familiari nel settore dell’intelligenza artificiale:
Anthropic – fondata nel 2021 da Dario e Daniela Amodei, con l’ingresso nel 2024 di John Schulman.
L’azienda è focalizzata sulla sicurezza dell’AGI e ha recentemente chiuso una Serie G da 30 miliardi di dollari, raggiungendo una valutazione di 380 miliardi.
Safe Superintelligence (SSI) – avviata da Ilya Sutskever nel maggio 2024 con l’obiettivo dichiarato di costruire una superintelligenza sicura. Ha raccolto 2 miliardi di dollari ed è valutata circa 32 miliardi.
Thinking Machines Lab – startup fondata da Mira Murati, ex CTO di OpenAI, nel 2025. Ha raccolto un seed record di 2 miliardi e una valutazione attorno ai 12 miliardi. Di recente ha assunto il campione informatico Neal Wu, segnando una nuova accelerazione nel reclutamento di competenze di alto livello.
Perplexity – motore di ricerca AI fondato nel 2022 da Aravind Srinivas.
Appoggiato da investitori di rilievo come Jeff Bezos e Nvidia, ha raggiunto una valutazione di circa 20 miliardi.
xAI – lanciata da Kyle Kosic nel 2023 su impulso di Elon Musk. Dopo l’acquisizione di X (ex Twitter), l’azienda può vantare una valutazione complessiva impressionante attorno a 1.25 trilioni.
Altre startup di rilievo nell’ecosistema
Ad arricchire il panorama, TechCrunch cita diverse altre iniziative che evidenziano la varietà e l’impatto delle startup guidate da alumni di OpenAI:
Adept AI Labs (David Luan, ex VP ingegneria) – aveva raccolto 350 milioni con valutazione oltre il miliardo prima che Luan fosse assunto da Amazon.
Cresta (Tim Shi) – specializzata in contact center AI, ha raccolto più di 270 milioni.
Covariant (Pieter Abbeel, Peter Chen, Rocky Duan) – robotica basata su modelli AI. Amazon ha acquisito i fondatori e parte del team nel 2024.
Daedalus (Jonas Schneider) – costruzione di strutture avanzate per componenti di precisione; ha raccolto 21 milioni in Serie A.
Eureka Labs (Andrej Karpathy) – assistenti di apprendimento AI; fondato nel 2024.
Pilot (Jeff Arnold) – contabilità AI per startup; ultimo round da 100 milioni a valutazione di 1,2 miliardi.
Prosper Robotics (Shariq Hashme) – robot domestici stile “butler”; fondata nel 2021.
Living Carbon (Maddie Hall) – piante ingegnerizzate per assorbire carbonio; ha raccolto 21 milioni in Serie A.
Kindo (Margaret Jennings) – chatbot per aziende; ha raccolto oltre 27 milioni.
Periodic Labs (Liam Fedus) – ricerca AI per scoprire materiali (es. superconduttori); ha raccolto 300 milioni in seed.
Applied Compute (Rhythm Garg, Linden Li, Yash Patil) – training e deploy di AI agents enterprise; ha raccolto 20 milioni con valutazione attorno ai 100 milioni.
Worktrace AI (Angela Jiang) – automazione dei flussi di lavoro osservando pattern; supportata dal fondo di OpenAI e Mira Murati.
Trend e impatto strategico
Ogni startup racconta una storia diversa: dalla AI safety (Anthropic, SSI), al grounding operativo (Adept, Cresta), all’innovazione ambientale (Living Carbon), fino a materie complesse (Periodic Labs). Il filo conduttore è chiaro: il capitale reputazionale di OpenAI si riversa nei progetti più ambiziosi dell’era AI.
La loro capacità di attrarre miliardi in capitale, spesso prima di un prodotto, evidenzia una fiducia quasi incondizionata degli investitori nella conoscenza, network e visione degli ex OpenAI. Lo scenario richiama la “PayPal mafia”, ma in una dimensione settoriale profondamente orientata al futuro dell’intelligenza artificiale.
La forza di un network in espansione
Questa rete di fondatori si alimenta di collaborazione diffusa e influenza reciproca: non sorprende che alcuni, come Angela Jiang, abbiano subito l’investimento di ex compagni di OpenAI o dei fondi legati all’azienda. Il modello si presta a una dinamica autoalimentata, dove il successo di uno rafforza la credibilità dell’altro.
Allo stesso tempo, questo fenomeno suggerisce la necessità di monitorare con attenzione le dinamiche finanziarie e concorrenziali del settore AI, dati i consolidamenti e le valutazioni straordinarie anche senza prodotti sul mercato.
In queste storie di startup, il denominatore comune è l’inedita combinazione tra talento tecnico, reputazione e fiducia fondiaria, che alimenta una nuova generazione di aziende che ambiscono a plasmare il futuro dell’intelligenza artificiale.