L’iniziativa filantropica Giving Pledge, lanciata nel 2010 da Bill Gates e Warren Buffett con l’obiettivo di spingere i miliardari mondiali a donare oltre metà della propria ricchezza, sta attraversando un momento di crisi. Un’analisi critica di TechCrunch, pubblicata il 15 marzo 2026, evidenzia un crescente disincanto: alcune adesioni si ritirano, altre mettono in dubbio l’efficacia dell’impegno, mentre lo squilibrio economico globale continua ad aumentare.
Una promessa in affanno
L’adesione al Giving Pledge è diminuita drasticamente. Solo quattro nuovi firmatari nel 2024, un dato che rispecchia il declino della sua influenza nel tempo.
Secondo TechCrunch, Peter Thiel, che non ha mai sottoscritto l’impegno, avrebbe spronato alcuni firmatari a ritirarsi, definendo il Giving Pledge un “club da boomer finto, allusivo a Epstein”. Thiel sostiene che alcuni aderenti si sentano “tagliati fuori” o “espulsi” dal giudizio pubblico.
Ricchezza sempre più concentrata
L’obiettivo dell’iniziativa — la redistribuzione volontaria della ricchezza — appare sempre più debole di fronte alla crescente concentrazione del patrimonio. Un rapporto Oxfam del 2025 rileva che l’1% più ricco ha accumulato quasi 34 mila miliardi di dollari dal 2015, una capacità finanziaria sufficiente ad eliminare la povertà globale per decenni. Un altro studio condotto da Oxfam all’inizio del 2026 mostra una crescita record del patrimonio dei miliardari: +16% nel solo 2025, con un picco storico pari a 18,3 mila miliardi di dollari, mentre povertà e diritti civili arretrano.
Filantropia diversificata ma ambiguamente efficace
Nonostante la perdita di slancio del Giving Pledge, alcuni miliardari continuano a donare, sebbene con modalità alternative e più mirate. La Chan Zuckerberg Initiative (CZI), ad esempio, ha ridotto la sua forza lavoro per focalizzarsi sul network di ricerca Biohub. Bill Gates ha ribadito l’intenzione di destinare quasi tutto il suo patrimonio alla Fondazione Gates, con un orizzonte temporale al 2045.
Il ruolo delle politiche pubbliche nel riequilibrio
TechCrunch sottolinea infine che, storicamente, la vera riduzione delle disuguaglianze non è venuta dalla filantropia volontaria, bensì da norme pubbliche: tasse patrimoniali, regolamenti antitrust, politiche redistributive.
Tuttavia, oggi tali strumenti appaiono meno attivi e incisivi.
Il Giving Pledge sopravvive, ma sempre più come simbolo che come strumento di trasformazione reale. La vera sfida resta nel tradurre il potere privato in responsabilità collettiva, sostenuta da regole pubbliche efficaci.