Nel panorama della mobilità autonoma, un attore inatteso sta assumendo un ruolo sempre più decisivo nella gestione delle emergenze: i primi soccorritori. Poliziotti e vigili del fuoco si trovano, infatti, a intervenire come veri e propri autisti d’emergenza, fornendo un “tappeto di sicurezza invisibile” quando la tecnologia dei robotaxi Waymo si blocca, come evidenziato da recenti episodi.

L'assistenza stradale: quando il supporto umano diventa essenziale

Waymo ha istituito un team dedicato di assistenza stradale per gestire gli incidenti in cui un robotaxi rimane bloccato e non può riprendere la marcia, nemmeno con l’aiuto remoto.

Un esempio significativo risale allo scorso agosto, quando un veicolo Waymo, nel tentativo di superare un ingorgo sulla I-280 in California utilizzando la corsia di emergenza, si è bloccato completamente. Dopo il fallimento del supporto remoto, è stato necessario chiamare il 911. Un ufficiale della CHP ha quindi guidato il robotaxi fino a un parcheggio sicuro, dove un operatore Waymo ha infine preso in carico il mezzo.

Questo non è stato un episodio isolato. In almeno altri sei casi, i primi soccorritori sono intervenuti direttamente per rimuovere robotaxi in difficoltà dal traffico, incluso un incidente avvenuto durante una sparatoria di massa. Durante il blackout di dicembre, il team di assistenza stradale di Waymo ha spostato decine di veicoli, sebbene alcuni siano stati comunque gestiti direttamente dai soccorritori.

Critiche al sistema: un modello insostenibile

Durante una seduta pubblica tenutasi il 2 marzo, i funzionari cittadini hanno espresso forti preoccupazioni. Hanno sottolineato come affidare la gestione delle emergenze a forze dell’ordine e vigili del fuoco non possa diventare una prassi consolidata. La dipendenza dai primi soccorritori è stata giudicata «insostenibile», poiché sovraccarica le risorse e mina la loro capacità di rispondere a emergenze reali.

Waymo ha dichiarato che il suo team di assistenza stradale è dedicato a minimizzare l’impatto sulla comunità. Tuttavia, l’azienda non ha fornito dettagli sulla dimensione del team, sull’eventuale coinvolgimento di terze parti, né su come intenda scalare il servizio nelle circa venti città in cui prevede di espandersi.

Queste si aggiungono ai mercati già attivi come Atlanta, Austin, Los Angeles, Dallas, Houston, Miami, Orlando, Phoenix, San Antonio e la Bay Area.

Un modello ambizioso ma con limiti pratici

Il modello espansivo di Waymo mira a conquistare un ampio terreno negli Stati Uniti, ma la sua vulnerabilità nei momenti critici rivela una tensione intrinseca al concetto di veicolo «completamente autonomo». Se da un lato la tecnologia si dimostra avanzata, dall’altro emergono limiti pratici quando il sistema è messo alla prova da blackout, traffico improvviso o situazioni di crisi complesse.

La necessità di interventi umani – sia da parte degli ufficiali che della squadra di assistenza Waymo – indica che la catena dell’autonomia non è ancora completa.

La capacità di adattamento in tempo reale rimane affidata a esseri umani che, spesso, devono gestire situazioni non previste dagli algoritmi.

Sguardo al futuro: ridurre l'attrito tra emergenze e robotaxi

Affinché l’assistenza stradale diventi un pilastro affidabile della mobilità autonoma, è necessaria maggiore trasparenza. Waymo dovrebbe quantificare le risorse impiegate, i tempi medi di intervento e i protocolli adottati in caso di blackout o incidenti complessi. Parallelamente, sarebbe utile sviluppare dashboard condivise con le autorità locali per una migliore gestione delle priorità e dei rischi.

L’ottimizzazione della normativa, imponendo sistemi di emergenza integrata – come l’intercomunicazione diretta tra veicolo e centrali operative – potrebbe alleggerire la pressione sulle forze dell’ordine, garantendo una risposta più coordinata e tempestiva.

Il percorso verso una mobilità autonoma pienamente affidabile passa dal riconoscimento e superamento di questi limiti attuali, rafforzando il tessuto tecnologico e regolatorio su cui si fonda il futuro dei robotaxi.