Il 12 giugno, la Casa Bianca ha ordinato ad Anthropic di sospendere l’accesso ai suoi modelli di intelligenza artificiale più avanzati, Fable 5 e Mythos 5, per tutti i cittadini stranieri, inclusi i residenti negli Stati Uniti. L’azienda ha risposto disattivando i modelli a livello globale, motivando l’impossibilità di una discriminazione per nazionalità in tempo reale.
Il caso Anthropic: preoccupazioni e la risposta dell'azienda
La direttiva governativa sarebbe scaturita da timori per una tecnica di “jailbreak” che potrebbe compromettere le salvaguardie di Fable 5.
Anthropic ha minimizzato, definendo la falla limitata e già risolta, e ha criticato l’ordine come una “malintesa applicazione di un criterio estremo” che, se esteso, ostacolerebbe lo sviluppo di modelli AI di frontiera. L’azienda è in dialogo con le autorità statunitensi, con un incontro fissato per il 15 giugno, per cercare un accordo.
Precedenti storici: dalla crittografia agli spyware
La restrizione ad Anthropic si inserisce in una serie di tentativi governativi di controllare tecnologie rischiose. Negli anni ’90, il software di cifratura PGP (Pretty Good Privacy), di Phil Zimmermann, fu equiparato a un’arma. Zimmermann affrontò un procedimento penale per aver pubblicato il codice sorgente, sfidando le leggi sull’esportazione e innescando le “Crypto Wars”.
La vicenda si concluse con la legittimazione della cifratura end-to-end, oggi ampiamente usata.
Successivamente, la diffusione di spyware avanzati in regimi autoritari portò all’espansione del Wassenaar Arrangement, mirato a classificare questi strumenti come tecnologie a doppio uso. L’iniziativa ha mostrato limiti: paesi non aderenti, come Israele, hanno continuato a produrre e vendere spyware. Aziende europee, come Hacking Team, hanno ottenuto licenze nonostante violazioni dei diritti umani, mentre altre, come FinFisher, hanno chiuso solo dopo indagini e scandali.
L'inefficacia dei controlli all'esportazione di cyber-tecnologie
La storia dimostra che le restrizioni sulle tecnologie digitali dual-use – dalla crittografia agli spyware, fino all’intelligenza artificiale – incontrano ostacoli pratici e geopolitici.
I meccanismi di controllo sono complessi, facilmente eludibili e spesso troppo lenti rispetto all’innovazione. Il caso Anthropic evidenzia una sfida specifica per l’AI: la sua ubiquità rende difficile la segmentazione per utenze geografiche. L’ordine statunitense ha imposto lo spegnimento globale dei modelli per un rischio potenziale circoscritto, anziché una gestione più mirata.
Implicazioni future per la governance dell'IA
Questo episodio solleva interrogativi cruciali sul ruolo dei confini nazionali nell’era dell’IA. Se modelli di frontiera come Mythos e Fable diventano strumenti di sicurezza o di rischio globale, servono nuovi approcci oltre i controlli tradizionali. L’industria ha reagito: leader della cybersecurity, tra cui Nvidia e Adobe, hanno sollecitato il governo a riconsiderare la decisione, sottolineando il valore di questi modelli nella prevenzione degli attacchi digitali.
Al contempo, al G7 del 16 giugno, è stata discussa l’idea di un accesso selettivo a “partner fidati”, suggerendo che la governance dell’IA richiederà strumenti multilaterali più sofisticati. Il caso Anthropic riflette le sfide sistemiche dell’intelligenza artificiale avanzata: tecnologie con potenziale immenso, ma difficili da regolare con metodologie obsolete. La storia dei controlli all’esportazione sottolinea l’urgenza di strategie più agili, trasparenti e collaborative, capaci di bilanciare innovazione, sicurezza e responsabilità.