#tim, #wind, Tre e #vodafone torneranno alla fatturazione mensile da marzo/aprile ma alzeranno le tariffe dell’8%. In questi giorni gli operatori stanno inviando gli avvisi ai propri clienti sul cambiamento futuro ma con la postilla di aumenti tariffari. Ebbene, con le bollette a 28 giorni gli operatori incassavano 13 mensilità, ora obbligati a tornare alla fatturazione mensile [VIDEO] per non incorrere in sanzioni, hanno deciso di alzare le tariffe per non perdere il guadagno. Tutto ciò ha provocato un mare di polemiche sui Social, dove tantissimi abbonati stanno protestando contro questi aumenti ingiustificati.

La burla di Tim, Wind, Tre e Vodafone al danno del consumatore

A rincarare la dose è Federcontribuenti.

Tramite una nota ha segnalato che le compagnie telefoniche [VIDEO] hanno deciso di aumentare i costi per la telefonia fissa e mobile per aggirare la legge, promettendo di segnalare l'abuso all'Autorità garante. E c’è di più, Federcontribuenti invita tutti i clienti a scioperare e sospendere le offerte. Di recente anche il Pd ha inviato un esposto ad Antitrust e Agcom.

È poi intervenuto il Codacons, accusando Tim, Wind, Tre e Vodafone di aver aumentato le tariffe nello stesso momento e nelle medesime misure, annullando tutti i vantaggi per i consumatori con il ritorno alla fatturazione mensile. Il Codacons sottolinea il peggioramento delle condizioni contrattuali per i clienti e rispetto a quanto dichiarato da Federcontribuenti, in merito allo sciopero e l’abbandono delle offerte, ritiene che in queste condizioni il consumatore non troverà di meglio, considerato che tutti gli operatori hanno aumentato le tariffe.

L’associazione parla di 'strategia collusiva' e di 'imposizione unilaterale del contratto a danno del consumatore'. La questione gira intorno alla mancata alternativa per il cliente. Tim, Wind, Tre e Vodafone per legge propongono il recesso dal contratto senza penali ma se tutte le compagnie imporranno aumenti nelle stesse modalità, per l’utente sarà inutile cambiare operatore.

Dal canto loro gli operatori spiegano che la spesa annua non cambia e si passa semplicemente da 13 a 12 mensilità, ma la realtà è ben diversa, visto che al momento del passaggio alla bolletta a 28 giorni i clienti non avevano ricevuto uno sconto ma avevano continuato a pagare la stessa tariffa della bolletta mensile e già all’epoca i contribuenti avevano dovuto accettare rincari dell’8,6%. Le associazioni dei consumatori fanno notare che gli operatori non avrebbero dovuto aumentare le tariffe. Una polemica che sicuramente andrà avanti ancora per molto tempo.