Non i Medici del Rinascimento che da banchieri che erano sono diventati Granduchi di una delle più ammirate dinastie italiane, ma quelli del Settecento con il loro pittore di corte Bartolomeo Bimbi, in mostra per Fondazione Torino Musei a Palazzo Madama. A Torino non si ha più bisogno del grande nome, che so, di un Michelangelo, dopo la scorpacciata di visitatori degli ultimi mesi.
Quest'anno è stato superato ogni record con più diun milione di affluenze, ma i conti si faranno a marzo quando sarà terminata la mostra di Monet alla Galleria d'arte moderna che è stata prorogata fino a San Valentino, perché si possano ammirare i quaranta capolavori provenienti dal Museo d'Orsay di Parigi.
<Stiamo rientrando dei debiti del 2014 con il mondo della cultura piemontese, entro marzo contiamo di pagare tutti, cosa che avevamo in programma da tempo e non certo conseguente ai clamori mediatici di questi giorni>. Il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, ha ribattuto così all'allarme lanciato dal mondo della culturasui ritardi nei pagamenti. <Il problema è che qualcuno, forse, fa finta di non capire cosa vuol dire per una Regione come il Piemonte avere tre miliardi di debiti>.
Per il sindaco Piero Fassino, poi, il debito della città di Torino è un debito da investimento, visto che i beni mobiliari e immobiliari della città sono stati valutati dal Mistero dell'Economia ben cinque miliardi di euro.
E il governatore del Piemonte continua: <Stiamo lavorando ad un piano di rientro per i debiti del 2014 e per una parte del 2015>. Le criticità, però, rimangono come la bretella e il campo volo di corso Marche, il quadrante in Barriera di Milano, il finanziamento alle municipalizzate, la Tangenziale Est, la piena riqualificazione del quartiere di San Salvario, dove pure è già stato fatto molto, anche per la botanica dei Savoia che gareggiava con quella dei Medici.
La politica si affida alla cultura per la ripresa
Sindaco e governatore invitano i cittadini ad aver pazienza e confidano nella cultura che deve trasformare Torino da città industriale a meta culturale e preferiscono lasciare quest'onere a Patrizia Asproni, direttrice della Fondazione Torino Musei che si sta muovendo molto intelligentemente.
Sonoi politici però si sono presi i meriti di aver portato Degas alla Promotrice alla Belle Arti, Renoir alla Gam, i Preraffaelliti a Palazzo Chiablese. Mostre dai grandi numeri e dall'alto spessore artistico e culturali. I bilanci della Fiera del Libro sono stati ripianati dalle Fondazioni bancarie. Più in sofferenza sono i bilanci dello spettacolo, in primis il Teatro Regio che dovrà pure ricorrere alle banche. E appunto il suo presidente Walter Vergnano dovrà appunto aver pazienza come gli chiede la politica.
<La cultura è un settore ad alto tassa di visibilità mediatica. Sicuramente è più facile arrivare ai media per un teatro, un museo, un soggetto che fa cultura piuttosto che un ospedale, una piccola impresa, una cooperativa di lavoratori e operai.
Ma noi dobbiamo farci carico di tutti i lavoratori e di tutte le imprese>, risponde Sergio Chiamparino
Sono proprio i revisori dei conti delle grandi kermesse artistiche, gli orchestrali e dipendenti dei musei a lamentarsi di una città che diventa sempre più a misura di turista e non di cittadino e di dipendente pubblico che da oggi si può consolare appunto con gli ortaggi dipinti alla corte medicea nel 1700, esposti a Palazzo Madama fino all'11 aprile che comunque conferma sempre il suo status di cuore cittadino, con un totale l'altr'anno di duecentomila visitatori. E pensare che lo storico palazzo juvarriano è rimasto chiuso trent'anni per ristrutturazioni maldestre che hanno richiesto interventi miliardari per riconsegnare ai cittadini il simbolo di Torino. Molto più che il Castello di Rivoli, grande centro dell'arte contemporanea, di difficile accessibilità e Artissima.