Non si è fatta attendere la replica di Barbara D'Urso alle critiche ed alla denuncia presentata dal Presidente dell'Ordine dei Giornalisti presso le Procure della Repubblica di Roma e Milano, la conduttrice ha subito dichiarato di essere serena e di non aver alcuna preoccupazione a riguardo. Il 26 novembre scorso ha reso noto gli ascolti tenuti dalla sua trasmissione ed ha replicato dicendo che il suo programma fa parte di una testata giornalistica e che lei ha 'il piacere ed il dovere di informare la gente sui fatti di cronaca del nostro paese'. 

Enzo Iacopio ha comunque specificato che la protesta non era diretta solo a lei, ma anche ad altri personaggi della Televisione: la denuncia però è stata formalmente presentata a carico della D'Urso che tra l'altro non risulta neanche iscritta all'Ordine dei Giornalisti.

La conduttrice napoletana, ha postato sulle sue pagine social, i risultati degli ascolti relativi alle ultime puntate: i commenti si sono divisi tra positivi e negativi, molti hanno risposto che la sua è una 'TV spazzatura' e che farebbe bene a lasciare la televisione. La stessa D'Urso non si è affatto mostrata turbata da questi commenti ed ha risposto che i risultati degli ascolti parlano da soli e che sono l'unica risposta a queste accuse. La verità è che la conduttrice si trova all'interno di un ciclone mediatico, perché l'opinione pubblica considera i suoi programmi un mezzo di informazione per fare audience e lei ne sarebbe l'artefice principale, che sfrutta gli avvenimenti dolorosi per raccogliere ascolti. Lo stesso Presidente dell'ODG, si è detto stufo delle 'soubrette' che vogliono fare informazione, abusando della professione giornalistica senza averne titolo.

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La blogger Selvaggia Lucarelli ha difeso la conduttrice di Pomeriggio 5, specificando che le accuse sono vere, ma i cosiddetti 'tesserati' dell'Ordine, non fanno di meglio in televisione, invitando soubrette e personaggi dello spettacolo a discutere in TV, senza preoccuparsi delle ripercussioni psicologiche che certe trasmissioni possono avere sui minori coinvolti nei fatti di cronaca.