Bruno Paolo Vespa (anche se il secondo nome viene sempre omesso in Tv) è praticamente alla Rai da sempre. Divenne cronista radiofonico alla Rai già a diciotto anni, nel 1962. Poi passò alla redazione del Telegiornale unificato e, dal 1976 del Tg1, di cui diventò inviato speciale. Dal 1990 al 1993 fu direttore del TG1. In tutti questi anni ha intervistato varie personalità di spicco, con alcune chicche come l'intervista all'allora vescovo Karol Wojtyła, futuro papa Giovanni Paolo II, o a Saddam Hussein a inizio anni '90. Dal 1996 conduce Porta a porta, salotto politico televisivo che è stato definito 'la terza camera' per quanto sia diventato negli anni influente (pensiamo a quando Berlusconi firmò il contratto con gli italiani in vista delle elezioni del 2001).

Giornalista dalla tempra forte, ha fatto particolare tenerezza e scalpore quando si è commosso in Televisione. Un po' come gli accadde nel 1998 quando il succitato Papa Giovanni Paolo II gli telefonò in diretta. Come mai è giunto alle lacrime?

Il ricordo della madre

Come riporta Libero, il giornalista ormai cinquantennale della rete pubblica si è commosso in diretta televisiva domenica a Domenica In, quando, in occasione della festa della mamma, ha parlato della sua. La quale è scomparsa una decina di anni fa. Così ha spiegato la sua importanza per lui: 'Mia moglie dice che io sono un mammone. Lei è stata determinante come stile di vita. Mia madre era maestra, il contributo suo è stato notevole. Mi ha sempre detto di essere me stesso, sulla scia di quello che diceva mia nonna: Frequenta solo persone migliori di te'.

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Persone che ammette di aver anche invidiato. Di qui la commozione e le lacrime.

Del resto, il ricordo di una madre è sempre commovente. Anche per chi ne ha viste e raccontate tante, anche su eventi gravi di cronaca. Come Bruno Vespa. Il quale è stato anche al centro di polemiche, come quando disse che il ballerino Pietro Valpreda fosse il responsabile della strage di Piazza Fontana (poi risultato innocente) o quando seguì in diretta la consegna delle case ai cittadini aquilani da parte di Berlusconi. Col quale, secondo la sinistra, si è mostrato spesso troppo zelante.