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Ammettiamolo: le critiche feroci delle settimane scorse hanno, di volta in volta, toccato le caratteristiche del racconto, la narrazione, le mille sbavature della sceneggiatura e della regia, il cast, le scene, i dialoghi, la psicologia dei personaggi, insomma, tutto. Si è salvato l'ottimo #ennio fantastichini nella parte di Reitani alias il boss Ulisse Mazzeo, ed il solito Paolo Pierobon che interpreta magistralmente la figura di Filippo #De Silva. E non era solo per caso.

De Silva e Mazzeo prendono il centro della scena

Si, proprio così. I due personaggi in questa 6^ puntata si pongono al centro di un colpo di scena davvero inaspettato.

la vicenda diventa avvincente per la sbalorditiva scoperta: Ulisse Mazzeo, il diabolico boss tornato a vendicarsi, è il padre di Filippo De Silva, la spia imprevedibile non priva di un lato umano e misterioso. Il "male" s'impossessa della trama e adesso, come si dice, detta la danza.

I social si sono scatenati

La rivelazione è clamorosa. E i social scoppiettano come pop corn. Sulle prime sembra uno scherzo. La narrazione supera il rocambolesco. Poi la faccenda prende tutt'altra piega e lascia intendere un enorme stravolgimento del racconto: cosa faranno adesso in Sicilia due "teste fine" come Mazzeo e De Silva insieme, uniti dal legame di sangue?

Un briefing per capire cosa potrebbe succedere

Ricapitoliamo.

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Il boss Ulisse Mazzeo torna a Catania con una falsa identità per vendicarsi di una terribile strage perpetrata ai suoi danni oltre trent'anni prima. E ci riesce. Muovendo tutti come pedine, semina morte ad ogni passaggio. Ha sempre un asso nella manica ed il suo piano funziona come un orologio svizzero, senza sbagliare un colpo. Naturalmente, tutto è agevolato dalla sceneggiatura generosa: ma questo è un altro discorso. Dunque, Mazzeo si vendica durante le prime sei puntate. Adesso, fatta piazza pulita, tende una trappola a Filippo De Silva giocando al gatto col topo, facendogli credere imminente la fine e invece presentandosi come suo padre, un padre che dovette abbandonare il piccolo Filippo, già psichicamente "compromesso", in un orfanotrofio prima di fuggire in America dove avrebbe scontato una lunga condanna per un reato commesso dall'uomo del quale ha preso il posto. Una storia complicata quella di Mazzeo. E non parliamo di quella di De Silva, da sempre immerso in vicende underground di alto calibro.

Adesso i due sono uniti. Chi potrebbe fermarli?

Patrizia potrebbe risultare decisiva, come la Ragno

La relazione tra Patrizia, l'amante del boss, e Nigro della "Duomo" (il nostro S. Giorgio ormai invaghito come un ragazzino della bionda), potrebbe giocare un ruolo decisivo nel chiudere il cerchio. È probabile che Mazzeo commetta qualche errore con la ragazza, sottovalutandola o lasciandosi ottenebrare dal ricordo della moglie. Potrebbe anche rimetterci le penne. D'altra parte, anche De Silva rischia: ha una nemica viscerale in Rachele Ragno, di nuovo in fuga dopo la fine dei Corda e sempre pericolosissima.

La "Duomo" sempre più nei guai

Verso il finale di questa 6^ puntata, la Cantalupo riesce a fare - sarebbe la prima volta - un quadro preciso della situazione: Mazzeo è fuggito; De Silva è sparito; morti a decine sconvolgono - mica tanto, poi - Catania. E di una soluzione alla morte di Tempofosco (ucciso da Mazzeo nella prima puntata) non se ne vede l'ombra. Un disastro. Certo si gode come matti a sentire il Questore che fa il "cazziatone" all'improbabile Cantalupo. Allora la si perdona almeno per questo. Ma la sostanza non cambia: non hanno una pista da seguire e non hanno idea di quali saranno le mosse di Mazzeo. Forse la soluzione verrà dall'indagine che Rosalia sta seguendo circa la "presunta" - il condizionale è d'obbligo - morte di Rosy Abate. C'è da credere che la regina indiscussa di Squadra Antimafia riemerga dal passato. Un'ottava serie che è un concentrato di sorprese da feuilleton ottocentesco. E se fosse proprio lì che affondano le radici di questo modo di sceneggiare? #mediaset squadra antimafia