The winner is… Salvador Sobral! Nonostante i bookmakers internazionali sventolassero bandiera italiana fino a pochi minuti dall’inizio della gara, la vittoria n°62 dell’Eurovision Song Contest è stata alquanto prevedibile: la magia che il Portogallo ha mandato in scena a Kiev per i suoi 3 minuti musicali la si è respirata a pieni polmoni, senza bisogno di codici culturali di natura animale, linguistica o sessuale.

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Il “Cuore fragile”, nella vita come nella musica, di Sobral è stata la chiave di lettura più semplice e potente che ha travolto scimmie, trecce e ammiccamenti vari. Una vittoria nell’aria dunque, ma nello stesso tempo incredibile poiché la canzone che la cantautrice Luísa Sobral ha scritto per il fratello Salvador, affetto da una grave patologia cardiaca, affonda le radici nel jazz e nel fado lusitano. La matrice colta di “Amar Pelos Dois”, in una kermesse così pop come l’ESC se da un lato fa notizia, dall’altro destabilizza le logiche dei business-manager della discografia.

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Salvador Sobral: “Una vittoria per la musica”

I commenti dei webnauti italiani che non hanno digerito la sconfitta di Francesco Gabbani, scivolato al sesto posto della classifica finale, cadono nel vuoto. Salvador innalza con orgoglio il suo trofeo – l’unico fino ad ora vinto da un rappresentante del Portogallo – dedicandolo ai colleghi di talento che tanto vengono maltrattati dal sistema: «Viviamo in un mondo di musica usa e getta, musica di cattivo gusto senza alcun contenuto.

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Festival Sanremo

Credo che questa sia una vittoria per la musica, per le persone che fanno musica con un significato. La musica non è fuochi d’artificio, la musica è fatta di sentimenti, quindi cerchiamo di cambiare tutto questo e riportare indietro la musica, che è l’unica cosa che conta». A schierarsi inevitabilmente dalla parte dei fratelli Sobral tre professioniste della canzone italiana: Rossana Casale, Mariella Nava e Tosca.

Penalizzate dai meccanismi e dalla diseducazione post talent show, colgono l’occasione per esultare sui loro canali social per questo vento contrario che, grazie soprattutto al recente successo della musica indie, sta scompaginando i piani delle major.

Rossana Casale: “Un volta pagina necessario”

Per Rossana Casale, da anni considerata come un 'fuori catalogo' a causa della sua produzione di qualità, “la vincita di Sobral segna un primo passo importante verso un volta pagina necessario” affinché canzoni così belle come “Amar Pelos Dois”, “composte da veri musicisti per necessità dell’anima” e “senza furbizia di vendita”, vengano alla luce con quell’intensità che è insita “nei geni e nella pelle dei loro autori, fatti di storia della musica, del fado, della bossa, del cantautorato argentino, del tango, della musica antica napoletana e siciliana…”.

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L’affondo dell’ex vocal coach di X Factor è rivolto non solo a tutti quegli editori fintamente sordi e cechi, ma anche ai “furbetti del comporre contemporaneo”. Autori “che conoscono quattro accordi in croce”, “che non capiscono nulla di armonia” e che si saranno sentiti feriti da quegli “archi intonati” poiché la loro tecnica del ‘copia e incolla’ non potranno utilizzarla per clonare una canzone così: “Questi accordi e queste parole non sapete proprio da che isole interiori lontane arrivino… Lasciate perdere” infierisce la cantante.

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Mariella Nava: “Grazie Sobral!”

Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento ‘Facebook’ della cantautrice di nicchia Mariella Nava, che ha elogiato le composizioni rivali, dalle ritmiche tanto ben arrangiate da risultare “perfino più trascinanti della nostra”. Ma la sua chiosa finale è fuorviante: “Grazie, Sobral, per averci ricordato e dato esempio di cosa sia la musica. Non serve nient'altro a lei che il cuore!”. Questo concetto ci riporta alla frase più pericolosa dei talent show, ovvero “Mi sei arrivato”. Frase sulla quale ancora oggi si cerca di costruire, invano, carriere. Per rendere l’idea: cento mila volte meglio un virtuosismo freddo ma altamente artistico di Giorgia che una nota ‘scagata’ di un’Alesssandra Amoroso qualunque con il cuore in gola. Non basta il sentimentalismo, l’arte si nutre di talento innato e studio. E ciò che deve interessare di un cantante non è né la simpatia né l’antipatia, bensì l’opera e la sua essenza vocale. “Io sono l’antipatica e la bella” sono le parole che Pasquale Panella metteva in bocca ad un’Anna Oxa fuori da ogni logica di mercato per il Festival di Sanremo 2006, in cui riuscì a coniugare successo discografico e altezzosità artistica.

Tosca: “Tacciamo e inginocchiamoci”

Tornando ad “Amar Pelos Dois” va altresì detto che il testo non è banale, ma splendidamente poetico. E la cantante e attrice teatrale Tosca ci tiene a sottolinearlo ai più distratti: “Un gioiello anche nel testo… potrebbe essere recitato... Signori ci troviamo di fronte a due grandi della musica mondiale... per favore tacciamo e inginocchiamoci”. Pungente la stoccata sui commenti di Diego Passoni e Andrea Delogu durante le loro dirette Rai: “Mi meraviglio di Diego che è un uomo molto colto e intelligente… Mi dispiace ma ha davvero vinto il migliore... la conduttrice di Radio Due dice che non è una canzone da show... infatti ... è solo e semplicemente una bella canzone senza bisogno di caciara, fochi e botti... e namo!!!”.

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