Bambini siriani tra i sei e i dieci anni d'età che cuciono jeans in una fabbrica di Gazantiep, In Turchia. Uno di loro dice che è contento di lavorare. Un altro spiega che non può più andare a scuola perché nella sua nazione ci sono i combattimenti, c'é il caos, si rischia la vita ogni giorno. Nel reportage andato in onda ieri sera su Italia Uno, l'inviato de "Le Iene", Marco Maisano, riporta in primo piano un fenomeno non inedito ma finora poco esplorato del dramma siriano: quello dei bambini operai sopravvissuti alla guerra che sono riusciti a sconfinare, con le loro famiglie, nella città più grande dell'Anatolia Sud Orientale.

Anche lì, però, la loro non è una vita da bambini.

Per meno di 100 euro al mese

Lontano dai bombardamenti e dai cecchini sono costretti a lavorare duro, per dodici ore al giorno, in capannoni non a norma dove l'odore acre dei coloranti rende l'aria irrespirabile. Le loro paghe partono da un minimo di 89 ed arrivano ad un massimo di 190 euro al mese. Stipendi molto inferiori a quelli degli adulti, ma che contribuiscono ad aiutare i loro genitori in questa nuova vita da profughi. "Lavorano - precisa la madre di uno dei minorenni - per aiutarci a pagare l'affitto di 200 euro". Con la sua inchiesta la "Iena" Maisano ha fatto riemergere nuovamente, con un taglio giornalistico più sensibile e meno cinico, un aspetto inquietante di questo angolo di Medio Oriente che lo scorso anno era già finito sotto i riflettori di Rai, LA7 e dei principali quotidiani nazionali.

Al confine con la Siria

Gazantiep si trova a 120 chilometri da Aleppo e a 470 da Damasco. Dalle località teatro dei combattimenti, negli ultimi mesi, sono arrivati nella città turca decine di bambini feriti. Quelli che non hanno subito gravi mutilazioni sono stati subito immessi nel mondo del lavoro. Paradossalmente possono ritenersi fortunati, anche se sfruttati e sottopagati.

I loro padroni sono piccoli imprenditori. Alcuni di loro in passato sono stati fornitori di importanti brand occidentali.

La Iena che parla arabo

Maisano, 28 anni, calabrese d'origine ma aretino d'adozione, ha imparato l'arabo in Marocco. Nel paese nordafricano ha vissuto per un anno lavorando come guida turistica, poi ha girato mezzo mondo e ha raccontato i suoi viaggi su alcuni giornali on line.

Ha una laurea in giurisprudenza, ma non ha mai fatto l'avvocato. Da un paio di stagioni è approdato a "Le Iene", e in poco tempo è diventato uno degli inviati di punta del programma di Italia Uno.

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