Netflix da record nell'ultimo trimestre. La società di contenuti televisivi on line fondata nel 1997 da Reed Hastings e Marc Randolph ha chiuso gli ultimi tre mesi con un incasso di 3 bilioni di dollari e 5 milioni di abbonati nuovi di zecca. Il dato che maggiormente colpisce è che di questi ultimi, solo 850.000 sono americani: i restanti sono di passaporto senza 'stelle e strisce'. Si tratta di un incremento del +49% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

Un boom oltre le previsioni

Gli analisti finanziari avevano sottostimato il boom prevedendo una crescita di abbonati non superiore alla cifra di 4 milioni e mezzo.

Anche se gli stessi addetti ai lavori prevedono una flessione, leggera o importante che sia, nei prossimi mesi, dovuta all'aumento dei prezzi degli abbonamenti di qualche giorno fa, Netflix brinda ai nuovi ricavi alla stessa stregua di ossigeno vitale viste le spese per le produzioni originali che si distinguano in un mercato di serie televisive sempre più saturo di titoli. In Italia è il caso di 'Suburra', da poco disponibile nel catalogo della società di Los Gatos, così come in America titoli quali 'Stranger Things' (seconda stagione dal 27 ottobre) o 'Tredici' si sono rivelati in grado di attirare l'attenzione (e gli abbonamenti) nella scorsa stagione. Netflix ha già annunciato un incremento di investimenti in produzioni originali per la nuova stagione pari a 8 bilioni di dollari (erano 7 in quella precedente).

Più di un analista prevede che la quota di abbonati potrebbe superare i 6 milioni nonostante il caro-prezzi, evidentemente accettato di buon grado da una clientela alla ricerca di qualità televisiva perdipiù prodotta in proprio e in esclusiva.

Polemiche per gli aumenti

Nei giorni scorsi Netflix ha applicato un ritocco dei prezzi anche in Italia.

Mentre il piano base che prevede un solo device senza HD è rimasto invariato a 7,99 euro al mese, il piano standard (2 device in HD) è passato da 9,99 euro a 10,99. Il piano premium (4 device in Ultra HD) è infine salito a 13,99 euro mensili (dagli 11,99 precedenti). Aumenti che hanno prodotto più di un malumore per due ragioni.

La prima per la mancata comunicazione e l'annuncio quasi a sorpresa (originariamente si pensava che l'innalzamento dei prezzi riguardasse il mercato Usa). La seconda ragione risiede nell'aver visto a catalogo un titolo come 'Don Matteo', non propriamente un esempio dell'esclusività e innovazione linguistica che caratterizza Netflix. E che dopo la riforma tv di Franceschini approvata dal Consiglio dei Ministri che impone una percentuale di maggioranza di prodotti italiani/europei da parte dei broadcaster in Italia suona quasi come una minaccia.

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