La preghiera recitata domenica scorsa nella diretta di Live Non è La D'Urso per commemorare le vittime italiane del Coronavirus, ha sollevato un polverone e mobilitato una raccolta di firme. Per moltissimi telespettatori, quella scena che ha avuto per protagonisti Barbara D'Urso e il leader della Lega, Matteo Salvini, rappresenta il momento più basso della storia televisiva italiana.

E' partita una petizione on line sul sito Change.org che in poche ore ha superato le 300 mila firme, per chiedere ai vertici Mediaset di cancellare il programma domenicale e gli altri condotti da Barbara D'Urso. I firmatari chiedono come mai Mediaset non si sia dissociata da quell'episodio.

Contro di lei, anche Paolo Bonolis e il manager televisivo Lucio Presta.

D'Urso, cosa c'è scritto nella petizione

La petizione in poche ore ha già calamitato l'attenzione di migliaia di utenti che l'hanno sottoscritta. Raggiunto l'obiettivo delle 300mila firme, punta ora ad accumularne 500mila. Nel testo, si chiede ai vertici Mediaset, la chiusura delle trasmissioni ideate e condotte dalla presentatrice napoletana. Chi l'ha lanciata, nome in codice 'MattiaMat', denuncia la povertà culturale dei programmi della D'Urso, con l'aggravante che invitando Salvini e pregando con lui è stato superato il limite consentito.

La preghiera della D'Urso con il leader della Lega, secondo la petizione, ha utilizzato pretestuosamente la religione facendo leva soprattutto su un pubblico di anziani e credenti per incrementare gli ascolti di Live Non è la D'Urso.

Contemporaneamente, si legge nel testo, è stata anche un'operazione politica a favore del capo del Carroccio. Si denuncia che la D'Urso avrebbe sfruttato per anni lo spazio televisivo per creare, infine, "una ridicola esperienza religiosa in diretta, con un politico". La petizione sottolinea che l'Italia è un Paese laico che rispetta tutte le religioni.

D'Urso, non non essendo né una suora né una giornalista, non ha alcun titolo per esercitare una funzione religiosa in diretta tv. Si chiede, dunque, la cancellazione definitiva del programma incriminato dai palinsesti Mediaset. Forse, una petizione non modifica i parametri di una tv commerciale che si basa sui grandi numeri, ma potrebbe essere presa in considerazione in quanto espressione di un punto di vista di un'ampia parte del pubblico televisivo.

D'Urso, Bonolis contro

Un'ondata d'indignazione ha scosso i social subito dopo la recita della preghiera nella diretta di domenica 29 marzo. Molti utenti hanno ritenuto la scena offensiva verso la religione cattolica e chi la professa, come verso i parenti delle vittime italiane del Coronavirus. C'è chi l'ha considerata una sintesi del peggio della politica e della tv spazzatura. Quasi all'unanimità, utenti hanno segnalato un uso della religione propagandistico sia da parte di Salvini che della stessa D'Urso e per mere ragioni di audience.

Al coro dei no, si è aggiunto il disappunto anche di una celebrità di casa Mediaset, Paolo Bonolis, che ha preferito esprimere una bocciatura in forma ironica.

Il conduttore, a sua volta spesso attaccato per i suoi programmi, interpellato da 'Un giorno da pecora' su Radio Uno, ha detto di non aver visto Live Non è la D'Urso, ma che sua moglie gli ha riferito il contenuto della scena incriminata. La D'Urso, a suo dire, non contenta di saturare molti spazi a Canale 5, vorrebbe sostituirsi a Papa Bergoglio e occupare la Santa Sede.

D'Urso, per il manager Presta 'orrore in tv'

"Pensierino del mattino in tempo di Coronavirus": s'intitola così il post che Lucio Presta, manager di molte celebrità televisive, tra cui lo stesso Bonolis, e compagno di Paola Perego, ha dedicato sulla sua pagina Facebook alla faccenda D'Urso. Presta ha definito D'Urso "una suora laica in paillettes", ben diversa dalle vere religiose che sono esempi da seguire, mentre lei produce, a detta del manager, orrore televisivo.

Nella sua riflessione social, a voce alta e senza mezzi termini, il manager che fu grande amico del compianto Fabrizio Frizzi, si chiede come mai finora alla D'Urso sia stato lasciato campo libero. Come mai l'azienda Mediaset, la testata giornalistica Videonews e lo stesso Ordine dei giornalisti, non abbiano mai preso provvedimenti su uno "scempio mal digerito anche dagli altri talents delle reti Mediaset". Presta lo definisce un mistero che s'infittisce, soprattutto perché l'editore, Pier Silvio Berlusconi che conosce da molti anni, ha ben altro stile. Tacere su questo fenomeno televisivo, significherebbe per Presta essere complice. Cosa che il noto agente dello spettacolo da parte sua, non fa perché nessuno dei suoi clienti va ospite delle trasmissioni della D'Urso.

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