Daniela De Vita è una delle new entry della soap opera Un Posto Al Sole, il cui personaggio di Stella ha scosso gli animi e sta particolarmente appassionando i telespettatori. L'attrice, nel corso dell'intervista a Blasting News, ha mostrato la propria umiltà svelando curiosità, sogni nel cassetto e prossimi progetti lavorativi, tra cinema e scrittura.

Ciao Daniela, che cosa significa per te far parte del cast della soap opera italiana più longeva, Un Posto Al Sole che nel 2026 festeggerà 30 anni?

Sono contenta di far parte di una soap così storica e amata e che soprattutto racconta storie ambientate a Napoli e con napoletani.

Un posto al sole ti permette di avere la continuità del lavoro, girare più scene in poco tempo ti costringe ad avere prontezza, velocità e attenzione, insomma è una vera palestra. È gratificante perché ogni volta che esci in tv è una festa, i fan fanno sentire il loro affetto via social e per strada pure. È divertente come può un piccolo schermo farti entrare nelle case di milioni di persone e nello stesso tempo ricevere affetto e apprezzamenti sul tuo operato.

Come definiresti il personaggio di Stella e quanto è stato difficile mettersi a confronto con questo ruolo?

Stella è un personaggio che ho amato tantissimo sin da subito perché è pronta ad affrontare qualsiasi sfida, riesce a reggere situazioni difficili senza crollare ed è sveglia, pronta a capire le persone e le situazioni.

Viene da un contesto difficile. È passionale, emotiva, determinata e coraggiosa. Ma anche molto sensibile, anche se non vuole farlo vedere. Per me è un viaggio divertentissimo.

Quanto è stato importante il teatro nella tua carriera e un ricordo particolare che ti lega al palcoscenico?

Il teatro è l'arte più terapeutica che esista. Ti fa immergere in altre vite donando qualcosa del tuo vissuto. Il teatro ti rende sicuro di te, ti fa divertire ed'è molto stimolante perché ti fa conoscere non solo te stesso ma rispettare le differenze altrui. Il teatro è un gioco ma un gioco serio fatto di disciplina. Abel Ferrara mi ha insegnato tante cose, anche Davide Iodice. Con loro ho dei ricordi che porto dentro di me.

È importante incontrare bravi maestri perché siamo il frutto del nostro percorso di studio condito da istinto e ascolto.

Quali sono i tuoi prossimi progetti lavorativi?

A breve uscirà un film di cui sono protagonista femminile. Mi sto dedicando alla scrittura, passione che nutro da bambina e sto per ultimare il mio libro di cui mi piacerebbe crearne un' opera cinematografica.

Un tuo sogno nel cassetto?

Ne ho tantissimi, oltre a realizzare i miei progetti e le mie idee, di portarle sul grande schermo come idea e con l'interpretazione. Mi piacerebbe moltissimo poter recitare in una sceneggiata napoletana e in una farsa di Cechov. Quando l'età me lo permetterà mi piacerebbe poter interpretare "Filumena Marturano".

Sono personaggi che hanno fatto la storia.

Che emozione hai provato nell'aver lavorato al cinema nel film Lo chiamavo Jeeg Robot, vincitore di svariati premi?

Sicuramente è stato motivo d'orgoglio. Seppur fosse una piccola parte: contribuire alla riuscita di film importanti come questo è gratificante. All'epoca ero giovanissima.

Mi ero appena trasferita a Roma e avevo tanta voglia di fare, come adesso del resto. L'entusiasmo che accompagna il percorso dell'attore è una delle cose più belle. Spero di non perderlo mai.

Cè un film che ti ha fatto innamorare del lavoro di attrice?

Frequentavo le superiori quando vidi per la prima volta il film "La ciociara", quel dolore ha mosso in me un mare di emozioni, ed è stato allora e non solo allora che ho scelto di dedicarmi alla recitazione.

C'è un ruolo in particolare che vorresti interpretare?

Mi piacerebbe essere protagonista di un film d'azione. Ma la mia ispirazione più grande è quella di interpretare un personaggio che soffre di salute mentale o che ha difficoltà nel parlare per un problema di salute.

Nel tuo percorso attoriale c'è un regista che ha cambiato in qualche modo la tua carriera?

Ho avuto tanti maestri. Antonio Milo e Gabriele Muccino sono stati quelli che mi hanno fornito tanti strumenti che ho fatto miei. Mi hanno dato davvero tanto. Oggi cerco di portare un misto di esperienze acquisite da questi professionisti insieme al mio modo di approcciare a un personaggio.

Quanto sei legata a Pianura che fa parte della tua infanzia?

A Pianura sono nata e ho vissuto fino a tre anni per poi spostarmi al Rione Traiano e poi a Roma. Non c'è un legame vero e proprio, bensi la realtà di questi posti vive in me e mi ha formata. Del Rione Traiano raccontano tante cose brutte ma ci sono anche tante cose belle, c'è un parco dove ho trascorso tutta la mia infanzia, ci sono calciatori, scrittori, attori, registi, insomma è un quartiere che ha portato tanta arte. Anche Pianura, lì nasce il mio punto di partenza e parte del mio essere, della mia grinta, della mia rabbia e del mio riscatto nasce da questi luoghi magici e particolari, che puoi capire solo se ci vivi.