Kenneth Iwamasa, l'assistente personale di Matthew Perry, è stato condannato a 41 mesi di reclusione dal Tribunale federale di Los Angeles. L'uomo ha ammesso di aver somministrato ketamina all'attore, la sostanza che ha causato l'overdose fatale avvenuta il 28 ottobre 2023 nella casa di Perry a Los Angeles. Questa sentenza conclude il procedimento giudiziario che ha coinvolto complessivamente cinque persone, tutte con un ruolo riconosciuto nella tragica scomparsa della star di 'Friends'.

Il ruolo cruciale dell'assistente e le responsabilità accertate

Iwamasa, che conosceva Matthew Perry dal 1992 e ricopriva il ruolo di assistente convivente dal 2022, percepiva uno stipendio annuo di 150.000 dollari. Secondo le accuse, era pienamente consapevole della lunga e difficile lotta dell'attore contro le dipendenze e dei gravi rischi associati all'autosomministrazione di ketamina, come peraltro segnalato dai medici curanti. A partire dal 2023, sarebbe stato lo stesso Perry a chiedere a Iwamasa di procurargli la sostanza.

L'assistente si è quindi messo in contatto con Salvador Plasencia, già condannato a 30 mesi di carcere per aver fornito all'attore circa 20 fiale di ketamina nelle due settimane precedenti il decesso.

Nel corso di più acquisti, Iwamasa avrebbe ottenuto decine di fiale del farmaco, somministrandole a Perry mentre la sua dipendenza si aggravava. In alcune comunicazioni intercettate, l'assistente descriveva di aver “trovato il punto giusto” per la somministrazione, pur continuando a cercare ulteriori dosaggi.

La procura ha evidenziato come Iwamasa avesse trovato Perry privo di sensi in almeno due occasioni a causa delle reazioni avverse alla ketamina. Nei giorni immediatamente precedenti la morte, avrebbe progressivamente aumentato le dosi somministrate, fino all'ultima iniezione fatale. Quella sera, Matthew Perry fu trovato senza vita nella vasca Jacuzzi della sua abitazione, dopo la terza somministrazione della giornata.

L'accusa ha inoltre sostenuto che Iwamasa avrebbe tentato di occultare il proprio coinvolgimento, omettendo informazioni sull'uso di ketamina durante i colloqui con la polizia e rimuovendo flaconi e siringhe dall'abitazione dell'attore. In seguito, tuttavia, ha collaborato con le autorità, fornendo elementi utili alle indagini e al recupero della sostanza responsabile del decesso.

Le reazioni della famiglia e le conclusioni del processo

La madre dell'attore, Suzanne Morrison, ha accusato apertamente l'assistente di aver “ucciso mio figlio”, sostenendo che avrebbe potuto chiedere aiuto a persone vicine a Perry invece di continuare a procurargli la droga. Anche la sorella, Madeline Morrison, ha parlato di un “tradimento” nei confronti della famiglia.

Dal canto suo, la difesa ha richiesto una pena più lieve, pari a sei mesi di carcere e sei mesi di arresti domiciliari, argomentando che Iwamasa avesse agito seguendo le indicazioni dell'attore e temendo di perdere il lavoro in caso di rifiuto. Nel corso del procedimento sono state coinvolte anche altre persone, già condannate per la distribuzione della sostanza. Nello scorso mese di aprile, Jasveen Sangha, figura centrale del traffico di droga a North Hollywood che si era dichiarata colpevole di aver venduto la ketamina che ha ucciso Perry, è stata condannata a 15 anni di carcere.