Comincia con lo sport e prosegue con Can Yaman, protagonista della serie Sandokan, la serata inaugurale della 23ª edizione del Magna Graecia Film Festival 2026: ad aprire il programma sull’Arena di Soverato è il segmento Magna Graecia Sport, curato dall’ex calciatore Massimo Mauro, prima che tocchi all’attore turco. È lui l’ospite più atteso della prima serata, in un festival che porterà sul Lungomare Europa anche Kevin Spacey, Valeria Golino, Marco D’Amore, Lino Banfi e Roberto Vecchioni: nomi che negli ultimi vent’anni hanno contribuito a rendere questo evento, ideato dai fratelli Alessandro e Gianvito Casadonte, uno degli appuntamenti cinematografici più prestigiosi del Mezzogiorno.

Prima ancora di salire sul palco, Can Yaman incontra la stampa in conferenza, dove il moderatore Antonio Capellupo ringrazia le istituzioni presenti, tra cui il sindaco di Soverato e il presidente della Calabria Film Commission, e dà il via alle domande proprio sul rapporto dell’attore con la Calabria.

Poche ore dopo Can sale sul palco dell’Arena per ritirare la Colonna d’Oro, l’opera orafa firmata dal brand di gioielli GB Spadafora, e raccontarsi al pubblico nella Conversazione d’Autore.

Il premio arriva al culmine di una stagione da record: Sandokan [VIDEO], la serie evento debuttata su Rai 1 il 1° dicembre 2025, ha aperto con 5,8 milioni di telespettatori e il 34% di share, prima di essere venduta in tutto il mondo.

Can Yaman e le cinque settimane di meditazione in Calabria

Il legame tra Can Yaman e la Calabria comincia ben prima della serata del festival, e va oltre il palco di Soverato. L’attore ha trascorso cinque settimane sul territorio calabrese per girare alcune delle scene più suggestive di Sandokan, un periodo che racconta come un momento di grande concentrazione e isolamento creativo: "Sono stati giorni molto tranquilli, vissuti anche con il mio migliore amico che mi ha accompagnato qui. Per calarmi nel personaggio avevo bisogno di concentrarmi, di stare sereno e protetto, senza alcun fastidio. La Calabria è stata il posto perfetto perché la gente è straordinariamente ospitale".

È nelle serate lontano dal set, però, che il racconto si fa più intimo: "Quando tornavo in albergo, per me era una specie di meditazione.

La mia stanza si affacciava su una spiaggia lunghissima, e non vedevo nessuno". Un isolamento cercato, che secondo l’attore gli ha permesso di restare concentrato sul personaggio. E quando la serie è arrivata in tv, quella scelta si è rivelata anche artisticamente efficace: "Guardando poi la serie montata, ho visto che le scene girate in Calabria hanno una luce bellissima. Sono felice del risultato artistico, e della serenità che questa terra mi ha saputo dare".

Il fenomeno Sandokan: "Una responsabilità stressante"

Interpretare un personaggio già amato da generazioni non è stata, per Can Yaman, un’impresa scontata. "Sono stato fortunato, perché Sandokan era già amatissimo e interpretato benissimo in passato", ammette.

"Era una grande responsabilità: sapevo che lo avrebbe guardato un ventaglio di persone di tutte le età, e doveva piacere a tutti quanti. In questo mi ha aiutato moltissimo la regia: insieme abbiamo lavorato per renderlo un personaggio amabile per chiunque".

La chiave, secondo Yaman, è stata raccontare soprattutto l’evoluzione del personaggio: "Ogni due episodi affrontavamo un Sandokan diverso: per me, gli otto episodi sono stati come girare quattro film differenti. All’inizio è un semplice pirata, quasi un Robin Hood in salsa malese, ma episodio dopo episodio si trasforma, fino a tornare, dopo aver sofferto molto, a salvare un popolo con un altro tipo di leader".

Tenere insieme un registro così ampio, però, non è stato semplice: "È difficile camminare su questo filo sottile, come un acrobata.

Ci siamo riusciti soprattutto grazie alla regia e alla produzione, che hanno fatto in modo che ogni episodio, anche il più duro, finisse sempre con un sorriso".

Il secchione che studiava giurisprudenza

Alle domande sulle sue origini Can Yaman risponde ricordando il suo passato da “secchione” prima ancora che da attore.

Racconta di essere cresciuto con la passione per lo studio, incoraggiato dalla madre, mentre la scelta di iscriversi a Giurisprudenza arrivò su consiglio del padre, convinto che quella formazione gli avrebbe dato un metodo prima ancora di una professione. "Ero un bravo ragazzo, un bravo studente: mi piaceva leggere, mi piaceva studiare. Mio padre mi diceva: “Prima studia legge, ti plasmi la mente, e poi sarai libero di fare ciò che vuoi”.

La carriera forense, però, non era la sua strada. Yaman spiega di aver capito presto che la pratica non lo appassionava quanto lo studio, ma non considera quegli anni sprecati. Anzi, sostiene che la formazione giuridica gli sia ancora utile nel lavoro di attore: gli ha insegnato a ragionare in modo analitico e gli ha dato un metodo di studio che oggi gli permette di preparare i personaggi e memorizzare le scene con maggiore facilità.

Casa è dove sono le persone giuste

Alla domanda su dove si senta davvero libero di essere se stesso, lontano dal peso della fama, Can Yaman risponde senza esitazione: "Viaggio troppo per avere un posto fisso. La casa diventa quel gruppo di persone con cui lavori, con cui viaggi, i tuoi amici.

Sono le persone a rendere bello un posto: senza di loro, anche il posto più bello del mondo può sembrarti brutto".

Da Sandokan a Bro, passando per Sanremo

Il passaggio dai riflettori di Sandokan a un registro comico non è arrivato per caso. A febbraio Can Yaman ha co-condotto la prima serata di Sanremo con Carlo Conti e Laura Pausini, dove ha incontrato Kabir Bedi, il Sandokan del 1976: un passaggio di consegne informale tra ieri e oggi.

Archiviato ora il registro epico della serie, si prepara a girare Bro, nuova serie comedy Prime Video diretta da Riccardo Donna. A tal proposito Yaman ha dichiarato durante la conferenza stampa a Soverato: "Dopo aver fatto Sandokan mi sono rilassato, e ora posso permettermi di prendermi un po’ più in giro.

Sto cercando ruoli che non ho mai assaggiato prima. Lunedì, tra due giorni, inizieremo i primi ciak sul set di Bro. Sarà un personaggio goffo, una vera commedia".

Nella nuova serie vestirà i panni di un avvocato alle prese con una situazione familiare complicata, al fianco dell’amico Giovanni Nasta. Tra i progetti in cantiere c’è anche una serie, El laberinto de las mariposas.

Fra pochi giorni tornerà, quindi, sul set, ma con un copione diverso: nessun popolo da salvare, nessuna eredità da onorare. Solo un fratello scomodo da sopportare, e un pubblico da far ridere.

Il passaggio sul palco del Magna Graecia Film Festival segna così la fine simbolica dell’era Sandokan e l’inizio di una nuova fase della sua carriera.