La Rai ha avviato verifiche interne sulla vicenda che coinvolge il vicedirettore Sigfrido Ranucci. La decisione, comunicata il 20 luglio 2026, attiva gli approfondimenti della Commissione per il Codice Etico, su impulso dell’Amministratore Delegato, che procederà nei prossimi giorni alle attività istruttorie. Tale iniziativa si inserisce nel rispetto delle procedure interne e dei principi di correttezza, imparzialità e tutela dell’azienda.
In coerenza con le linee guida Ebu e il Contratto di Servizio, la Rai ha ribadito il proprio dovere di adottare criteri chiari per il giornalismo investigativo e d’inchiesta, basati su imparzialità, indipendenza, accuratezza e rigorosa verifica delle fonti.
Le verifiche costituiscono un atto dovuto a tutela della Rai, delle persone coinvolte e dei principi del Servizio Pubblico, con l'obiettivo di salvaguardare l'immagine aziendale e quella del giornalismo professionale.
Pressioni politiche e richieste di chiarezza
Il contesto attorno alla vicenda si è infiammato con il centrodestra, in particolare Fratelli d’Italia, che ha sollecitato un’indagine interna in Rai su Ranucci. Le richieste sono motivate dalle dichiarazioni del direttore degli Approfondimenti Rai, Paolo Corsini, il quale aveva riferito di conoscenze legate a Valter Lavitola e ai presunti rapporti con chi aveva difficoltà con la trasmissione Report. I componenti di FdI nella commissione di Vigilanza hanno diffuso una nota, parlando di un “inquietante scenario” da cui emergerebbe che “basterebbe una parola di Lavitola per influire su Ranucci”.
Hanno quindi richiesto “immediata chiarezza” tramite un’indagine interna dell’azienda.
Non sono mancate le reazioni dei componenti del centrosinistra nel CdA, tra cui Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale. Pur non chiedendo esplicitamente un’indagine interna, hanno sollecitato che la massima chiarezza e la tutela dell’immagine e della credibilità del Servizio Pubblico siano garantite da tutto il Consiglio di Amministrazione, senza distinzioni di parte. Hanno ribadito la priorità di tale dovere, ricordando anche la solidarietà espressa a Ranucci dopo precedenti attentati. Sullo sfondo, persistono le pressioni politiche per allontanare il conduttore, sebbene la dirigenza aziendale abbia confermato Report in palinsesto, pur valutando eventuali cambi nella conduzione.
Il ruolo della Commissione Etica e del giornalismo d'inchiesta
La Commissione per il Codice Etico è chiamata a svolgere un ruolo centrale nella valutazione della vicenda, con attività istruttorie tese a chiarire i fatti senza pregiudizi di sorta. L’obiettivo dell’azienda è assicurare il rispetto dei principi sanciti nel proprio Codice Etico e nel Contratto di Servizio, in particolare quelli relativi all’imparzialità, alla verifica rigorosa delle fonti e all’indipendenza dell’attività giornalistica. Il caso Ranucci rinnova così il dibattito sulla delicatezza e la rilevanza del giornalismo d’inchiesta all’interno del Servizio Pubblico, in un momento in cui vi è massima attenzione sia per il ruolo sociale e culturale delle trasmissioni di approfondimento, sia per la necessità di garantire standard professionali elevati e trasparenza, anche a fronte delle crescenti sollecitazioni del mondo politico.
Report, con la figura di Sigfrido Ranucci divenuta emblematica, rappresenta da anni una delle principali trasmissioni di inchiesta della Rai. La procedura di verifica in corso si inserisce in un contesto di forte attenzione istituzionale, politica e mediatica, che riguarda l’identità e la funzione stessa del Servizio Pubblico radiotelevisivo. Quest'ultimo è chiamato a conciliare la libera informazione con la tutela della propria autonomia e reputazione. Mentre la Commissione per il Codice Etico prosegue il suo lavoro istruttorio, la Rai conferma il proprio impegno nel mantenere saldi i principi deontologici che guidano la propria attività quotidiana, a garanzia di un giornalismo serio e professionale.