In questo periodo di ristrettezze economiche i turisti italiani preferiscono le mete nostrane: Calabria, Veneto e Sicilia su tutte. Infatti, mai come quest’anno i viaggi all’estero sono diminuiti dal 21,4% del 2011 al 18,5%, colpa della crisi, certo, ma anche delle solite destinazioni che si fanno sempre più care: Parigi, Londra, Barcellona, etc.

Proprio Barcellona, dall’architettura mostruosamente affascinante, è la capitale di una regione che rivendica sempre di più la sua autonomia. La Catalunya, altro che Catalogna, non è mica un’insalata, possiede una sua lingua, obbligatoria in tutte le scuole: un mix tra spagnolo (pardon castigliano) e francese.

Questa comunità autonoma è stata sempre oscurata dalla sua capitale, da Girona, Ibiza e Lloret de Mar, ma offre molto di più.

Per chi ama la natura incontaminata, vi sono distese naturali, osservatori ornitologici, sentieri verdi tra le montagne e il mare, spiagge dorate che attribuiscono anche il nome alla Costa Dorada appunto, molto meno turistica della Costa Brava; per chi intende il viaggio come scoperta e non come mera pausa dalla routine cittadina, allora la Catalunya è la vostra prossima meta.

 

Più precisamente suggerisco la zona che conosco meglio, in altre parole quella del delta del fiume Ebre (il più grande della penisola iberica) e della sua città Tortosa. Si tratta di un grande paese più che una città, di circa trentamila abitanti, terra di conquista dei romani, arabi, francesi e spagnoli, inoltre con influenze della cultura ebraica, il che dona all’architettura una mistura ideale di stili modernisti, barocchi e gotici medievali, per perdersi nella storia e nella bellezza contaminata da così tanti popoli.

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In particolare, Tortosa possiede più di sei chilometri di mura, la Porta del Romeu che introduce i pellegrini al Cammino di Santiago, il Barrio Judio (quartiere ebraico) che sembra sia uno dei più antichi della Catalunya con le sue piccole piazze e le sue stradine tortuose. Poco più su si trova il Castello della Zuda, tappa obbligata dell’itinerario dei templari (domus templi) per conoscere il patrimonio architettonico e la storia dell'Ordine dei Templari nei territori dell'antica Corona d’Aragó. All’interno del Castello della Zuda si trova inoltre il Parador de Tortosa, un hotel davvero unico da cui si può ammirare la città distesa sul fiume Ebro.

Un’altra caratteristica peculiare appartenente non solo a Tortosa, ma a tutta la Catalunya, riguarda le feste e le tradizioni profondamente radicate nella cultura catalana. A luglio, vi è la Festa del Rinascimento dove tutta la città si veste in stile cinquecentesco e accoglie decine di compagnie artistiche da tutta Europa: sbandieratori, attori, saltimbanco, ballerini, musicisti e vari artisti di strada.

Quattro giorni (fino a poco tempo fa cinque) davvero unici, con spettacoli gratuiti e a pagamento, che precedono la Festa de la Cinta durante la prima settimana di settembre dove fuochi d’artificio fantasmagorici e i “correfocs” (i balli dei diavoli sotto il fuoco) fanno da cornice a una piccola cittadina colma di storia e multiculturalità.

A Tortosa vivono infatti un centinaio di nazionalità diverse, soprattutto provenienti dall’Africa settentrionale e centrale, nord dell’Europa, America del Sud e Asia, che confluiscono in alcuni quartieri dove passato e presente colorano questo piccolo ombelico del mondo.