Consumo del suolo, cementificazione selvaggia e caos urbanistico, torrenti da cemento “incamiciati”, disboscamenti montuosi, sono atti che sconvolgono l’assetto idrogeologico del Paese.

L’Italia è esposta ogni anno a miliardi di euro di danni a fronte di risorse per il funzionamento dei soccorsi, risarcimenti alle imprese, assistenza sfollati, interventi di ripristino urgenti, a causa di mancata prevenzione efficace del territorio, nonostante vi siano oltre cinque milioni di cittadini esposti a vivere in zone sensibili al rischio di frane e alluvioni.

La cultura dell’impiego del suolo nei molti anni passati non ha tenuto conto della sicurezza della collettività e i molti condoni edilizi non hanno aiutato a ripristinare le condizioni più sicure per il territorio.

Ogni inverno affonda nell’Italia dei dissesti evidentemente non solo economici, di questo ci avvisa anche la Commissione Europea che non siamo in linea nei termini di sufficiente ed efficace prevenzione idrogeologica.

L’UE con la direttiva n. 60/2007/CE pone l’accento sull’importanza della valutazione accurata e sulla gestione dei rischi di alluvioni con dettagliati Piani di gestione rischio idrogeologico nei quali inserire:

- Conclusioni della valutazione preliminare del rischio di alluvioni;

- Mappe della pericolosità e del rischio alluvioni;

- Descrizione obiettivi della gestione del rischio di alluvioni;

- Sintesi delle misure e ordine delle priorità;

- Descrizione della metodologia di analisi costi e benefici utilizzata per valutare la misura aventi effetti transnazionali;

- Sintesi delle misure/azioni adottate per informare e consultare il pubblico;

- Elenco autorità competenti;

- Valutazione progressi realizzati per conseguire gli obiettivi.

Il ministro per l’Ambiente Clini ha presentato al CIPE il piano contro il dissesto idrogeologico nel nostro Paese, evidenziando la necessità d’interventi per 40 mld. di euro nei prossimi quindici anni sull’89% dei comuni a rischio. Le linee guida della “Strategia nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici e la sicurezza del territorio” puntano sull’aggiornamento dei Piani di Assetto Idrogeologico e l’insediamento delle Autorità dei Distretti Idrografici. Sono da tenere in conto misure di contenimento di consumo del suolo, messa in sicurezza dei corsi d’acqua, gestione delle acque reflue, riforestazione, divieto a uso residenziale o produttivo delle zone a rischio. Il ministro Clini indica anche l’obbligatorietà dell’assicurazione per le abitazioni che risiedono nelle zone a rischio dissesto.

Ci sono studi che da anni denunciano il perdurare di una politica distruttiva del territorio italiano al fine di sollecitare interventi e soluzioni immediate rispetto a inadempienze o lentezze. Legambiente e il Dipartimento della Protezione Civile, nel consueto studio di monitoraggio sulle attività delle amministrazioni comunali per la mitigazione del rischio idrogeologico intitolato “Ecosistema Rischio”, pongono l’attenzione sulla prevenzione e l’informazione. Il documento di Legambiente sollecita i comuni a intervenire in due diversi settori:

  1. Nelle attività ordinarie legate alla gestione del territorio, quali la pianificazione urbanistica, gli interventi di delocalizzazione di abitazioni e di altri fabbricati delle aree a rischio, manutenzione del territorio;
  2. Redazione dei Piani di emergenza sempre aggiornati e l’organizzazione locale e valorizzazione del sistema di protezione civile, al fine di garantire soccorsi tempestivi ed efficaci in caso di alluvione o frana e per salvare vite umane.