Il #Giappone è un paese delle meraviglie, cosi dicono in tanti. L’eccellenza dei sistemi di trasporto, in particolare di treni e metro, l’accuratezza e pulizia in ogni angolo, silenzio e armonia che puoi trovare all’alba, all’aperto con vista panoramica, che non potresti mai più ritrovare da nessun’altra parte nel mondo. O invece, cambiando totalmente genere, puoi viaggiare sul treno automatico senza guidatore e passare in mezzo a tanti ponti a quattro piani e grattacieli avanzati, per arrivare su un’isola artificiale creata sul mare e ricca di opere futuristiche.

Ovviamente, tutta questa modernità non può non impressionarti.

La costruzione della stazione di Kayashima

Infatti, quando i giapponesi hanno deciso di costruire un’altra stazione di Kayashima, nei dintorni di Osaka, hanno riscontrato un problema involuto: un Albero secolare proprio nel punto dove dovrebbe apparire la nuova linea ferroviaria. Ma con un po’ di inventiva gli ingegneri giapponesi hanno trovato la soluzione: costruire la stazione attorno all’albero centenario.

Il “grande albero Kusu di Kayashima”, come è conosciuto l’antico albero della canfora, è più vecchio dei documenti storici, ma i calcoli gli assegnano più di settecento anni.

All'inizio quando la stazione fu fabbricata, l’albero era accanto a essa, e offriva ai viaggiatori ombra e rifugio nelle giornate troppo calde o piovose. Ma con l’aumento della popolazione giapponese, la stazione doveva essere progredita. Nel 1972 le autorità hanno deciso di abbattere l’albero.

All’albero peraltro erano conferite qualità quasi divine, e non mancano racconti su misteriosi eventi che si sarebbero spiegati come risultato alla decisione di tagliare l’albero.

Per esempio, i lavoratori che partecipavano all’abbattimento dell’albero si ammalarono poco dopo.

Probabilmente più per scaramanzia che per passione per la natura, dopo lunghi discussioni fu deciso di lasciare l’albero dov’ era, e di fondare la stazione attorno ad esso, facendo diventare l’albero una specie di altare, coronato da una cinta di corde shimenawa (adoperate nelle cerimonie di purificazione nello shintoismo).

Il risultato è qualcosa di completamente straordinario, che comunque è riuscito a concordare le necessità dell’evoluzione con la salvaguardia della natura.

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