C'era una volta Jedidiah Sawyer, un ragazzone con problemi mentali universalmente noto come Leatherface che come hobby svolgeva la professione di sanguinoso serial killer. Il protagonista infatti uccideva indistintamente donne e uomini, quindi li indossava. No, non è un refuso, lui letteralmente indossava le proprie vittime: assemblava artigianalmente macabre maschere proprio con la pelle del loro volto!

Un moderno Arlecchino in chiave splatter che usa pelle umana al posto dei variopinti scampoli di tessuto.

Protagonista indiscusso dei numerosi film della serie Non aprite quella porta, trae ispirazione da Ed Gein, un serial killer vissuto negli USA nel '900 che forse non avrebbe avuto una longeva carriera se avesse fatto l'interior designer: amava smodatamente uccidere la gente e arredare casa con vari pezzi del loro corpo. Pratiche immonde e innaturali che... ehm... innaturali? Non proprio, ricoprirsi con le carcasse delle proprie vittime può costituire l'unica strategia vincente per alcuni animali: l'emittero Reduvide Acanthaspis petax è un degno esempio di come la necrofilia possa letteralmente salvare la vita.

In un recente articolo di The MiceTimes of Asia, pubblicato lo scorso 12 ottobre, il macabro evento viene inserito tra le 20 cose più impressionanti e sorprendenti che i libri di testo non ci dicono, pubblicando la foto di una Acanthaspis che avanza su una foglia ricoperta di cadaveri di insetti e formiche.

Assassine... per necessità

Il nome associato alle varie specie della famiglia Reduviidae dovrebbe essere già abbastanza esplicativo: 'assassin bugs', letteralmente 'Cimici assassine'.

Si tratta infatti di voraci predatori che perforano le loro prede con un appuntito rostro boccale, quindi le succhiano dopo averle internamente liquefatte attraverso un'apposita saliva letale.

Ma A. petax va oltre: questo piccolo Insetto originario dell'Africa orientale, che non misura più di 1 centimetro di lunghezza, si nutre principalmente di Formiche e, dopo averle svuotate, le utilizza per rivestire il suo corpo altrimenti inerme.

Un macabro abito che forse non avrebbe un gran successo su una passerella di moda, ma che indubbiamente è fondamentale come strategia difensiva, rivelandosi una straordinaria protezione, criptica, ma infallibile, contro alcuni ragni della famiglia Salticidae.

Uno studio realizzato nel 2007 da studiosi dell'Università di Canterbury, in Nuova Zelanda, ha infatti evidenziato come gli esemplari privati di queste opinabili 'pellicce di Formica' venissero predati molto più facilmente da Ragni appartenenti ai generi Hyllus, Plexippus e Thyene.

I Salticidi sono proverbialmente cacciatori attivi, non necrofagi, quindi la vista di una massa informe di cadaveri non stimolava il loro istinto predatorio.

La locuzione 'mors tua vita mea' assume in questa circostanza i contorni di una lotta per la sopravvivenza senza esclusione di colpi basata su abili stratagemmi che intrecciano teatralmente nutrizione e difesa. La bellezza della Natura è nei dettagli...

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