Non s’è spalancata in una notte inghiottendo auto e palazzi come a Roma, ma non gli mancano titoloni e selfisti. La mega spaccatura aperta in Kenia riapre un capitolo vecchio di 15 milioni di anni col suo epilogo già scritto, a parere dei geologi. L’Africa sarà (non tanto presto, tra una cinquantina di milioni d’anni) non più una ma "trina", col Corno d’Africa separato dal resto del continente come il Madagascar, completando il movimento di separazione avviato 35 milioni d’anni fa tra le placche africana e araba.

La Rift Valley si sta dando una mossa

Intanto gli abitanti a ridosso della faglia fanno le valige: «Stare qui è come corteggiare la morte», dice chi s’è visto aprire la terra sotto ai piedi e sparecchiare la casa. La Rift Valley, la grande fossa tettonica che corre dal Mozambico alla Siria, oltre ai grattacapi ha dato alla luce Lucy, la madre di tutti gli ominidi. Ora si sta dando una mossa, complici alluvioni e sismi degli ultimi tempi. Oltre alla naturale attività dovuta alla deriva terrestre, ciò porterà infine Pangea, il continente unico dei primordi, a un colabrodo di terre emerse.

Frattura, non cozzo

Non tutti la pensano così. Anzi, secondo alcuni studi, quella registrata in Kenya sarebbe una “frattura di zolla“, per quanto vasta, non dissimile da quanto si è verificato ad Amatrice, o sui Sibillini.

Dovuta alla natura dei terreni vulcanici, poco compatti e resi più permeabili dalle forti piogge. Ma tutti concordano sull'esito finale, identico al cozzo fra placche, e sulla tempistica.

Non si muove solo l’Africa

Il caso africano, come pure i terremoti recenti e non del Belpaese, destinato a rimanere schiacciato tra le due placche al pari di un coccio tra pezzi di ferro, non rappresenta l’unica spia di tanto moto.

In Antartide una mega frattura interessa il ghiacciaio di Pine Island, dove nel 2015 s’è staccato un iceberg di circa 600 kmq, a rischio liquefazione come i ghiacciai artici e destinato a innalzare in un futuro non troppo lontano il livello delle acque, sommergendo l’attuale linea di costa secondo i più catastrofisti.

L’Australia corre in fretta

Ma dove la terra corre più in fretta è nel continente australiano. L’Australia si sposta di sette centimetri l’anno verso nord, una velocità che ha indotto il governo di Canberra a correggere i dati che mandano in confusione i Gps. E forse la sola soluzione a moti e rotture non solo d’Africa è proprio questa, non potendo fare molto di più. Una bella app per tenerci aggiornati, in tempo reale, sulla fine del mondo.