La diga del Rendina, in Basilicata, è entrata nella fase operativa degli interventi per il recupero della sua piena capacità di esercizio. Il vicepresidente della Giunta lucana e assessore regionale alle Infrastrutture, Pasquale Pepe, ha annunciato che questo "primo passo operativo" avvia il percorso per superare le criticità strutturali che per anni ne hanno limitato l'utilizzo. L'annuncio segue la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che ha assegnato il finanziamento all'opera e il completamento degli adempimenti amministrativi da parte della Regione Basilicata.
La Direzione Infrastrutture della Regione ha affidato gli interventi preliminari di rimozione della vegetazione, essenziali per l'adeguamento delle aree interessate. Questi lavori, primo atto concreto dopo l'ufficializzazione del finanziamento, sono propedeutici all'avvio delle lavorazioni principali. Le attività prenderanno il via nel mese di agosto, rispettando le tempistiche imposte dalla Valutazione di incidenza ambientale (Vinca), che regola l'esecuzione degli interventi per la tutela degli habitat naturali.
Interventi e Finanziamenti
Il finanziamento per la diga del Rendina ammonta a 113 milioni di euro, inseriti nello stralcio attuativo 2025 del Programma nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico (Pniissi).
Approvato con decreto ministeriale il 16 settembre 2025 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 ottobre 2025, ha permesso l'attuazione delle attività previste. Il Consorzio di Bonifica della Basilicata ha deliberato il 10 luglio l'affidamento dei lavori di disboscamento, necessari per l'adeguamento del bacino e delle aree di pertinenza. Il Consorzio ha inoltre avviato la gara per l'abbattimento e la ricostruzione della Casa di Guardia della diga, per 648 mila euro.
Contestualmente, la Regione sta finalizzando gli adempimenti richiesti dalla Direzione generale per le Dighe del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Sono in corso approfondimenti progettuali sulle opere di intersezione tra scarico di superficie, canale di scarico e corpo diga, con verifica della tenuta della sponda destra.
Parallelamente, si stanno completando ulteriori verifiche di stabilità della diga (statiche e sismiche) su una seconda sezione significativa. Entrambe le attività saranno ultimate entro agosto, completando le prescrizioni tecniche ministeriali.
L'Iter Progettuale e Autorizzativo
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha mantenuto un contatto costante con la Regione Basilicata e gli enti coinvolti per accelerare le procedure. Il Consorzio di Bonifica della Basilicata ha trasmesso, nel dicembre 2024, la revisione del Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (Pfte), basata su indicazioni ministeriali e parere del Consiglio superiore dei Lavori pubblici. L'istruttoria ministeriale si è conclusa a marzo 2025, dopo l'acquisizione del parere ideologico sulla portata di piena, cruciale per dimensionare il nuovo scarico.
Sempre a marzo 2025, il Ministero ha espresso parere tecnico vincolante favorevole sul Pfte, con prescrizioni per i successivi livelli di progettazione.
L'iter autorizzativo è stato avviato dal Consorzio. Il Ministero dell'Ambiente ha escluso il progetto dalla Valutazione di Impatto Ambientale (Via), imponendo tuttavia condizioni ambientali da rispettare. Sono in corso indagini geotecniche e prove su modello fisico idraulico (laboratorio di Bari), oltre a modellazioni geotecniche 3D (Politecnico di Milano). Queste ultime sono richieste per verificare l'efficacia dell'intervento, considerando i dissesti pregressi e la complessità dell'interazione terreno-struttura.
Obiettivi Strategici
L'assessore Pasquale Pepe ha sottolineato che "ogni fase viene affrontata nel pieno rispetto delle procedure e del cronoprogramma", con l'obiettivo di restituire al territorio un'infrastruttura strategica per la sicurezza idrica e lo sviluppo agricolo.
La diga del Rendina è considerata di rilevanza strategica per la Basilicata e per l'area del Lavellese. L'opera mira a raggiungere un volume di invaso di 20 milioni di metri cubi d'acqua, promuovendo il rilancio del settore agricolo e garantendo l'approvvigionamento idrico per Lavellese e Vulture-Melfese.
Le attività in corso sono volte a garantire la piena conformità dell'opera alle prescrizioni tecniche e ambientali, assicurando che ogni fase sia realizzata secondo i più elevati standard di sicurezza e affidabilità. Il progetto procede con determinazione, con l'impegno delle istituzioni a rispettare integralmente il cronoprogramma e a completare tutti gli adempimenti richiesti.