Da anni si parla di dare più spazio ai giovani e di rinforzare i settori giovanili destinando maggiori risorse economiche a Primavere e Squadre B, eppure fino a questo momento il fenomeno "stranieri" in Italia - numeri alla mano - non è stato arginato: nella seconda gara di campionato infatti, gli italiani scesi sul terreno di gioco sono stati solo 99 su 220, con ben il 55% di calciatori scesi in campo di nazionalità straniera.



A lanciare il grido di allarme il ct della Nazionale Cesare Prandelli ("In Italia giocano troppi stranieri"), il cui lavoro di selezione e osservazione domenicale viene costantemente mortificato dall'esiguo numero di calciatori italiani impiegati nella massima serie; impietosi in particolare i numeri di Catania-Inter, con 2 soli italiani complessivamente in campo tra i 22 titolari (Legrottaglie per gli etnei e Ranocchia per i nerazzurri).

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Leggermente migliori i numeri di Napoli (in campo con 2 italiani sul prato verde del "Bentegodi"), Juventus, Roma e Lazio, che hanno schierato 5 italiani a testa nelle rispettive sfide.

Troppo poco comunque per incidere su un fenomeno ormai dilagante.



A far eco alle parole di Prandelli il neo ct dell'Under 21 Gigi Di Biagio ("Abbiamo poca esperienza"), che fatta eccezione per pochissimi elementi affronterà le qualificazioni al Campionato Europeo senza giocatori che abbiano esperienza della massima serie; in occasione della finale persa a giugno contro la Spagna erano in campo due calciatori relegati ai margini nella nostra Serie A (Donati e Caldirola), oggi titolari in Bundesliga con le casacche di Bayern Leverkusen e Werder Brema. Un dato questo che dovrebbe far riflettere osservatori, dirigenti e selezionatori.



Nella stagione in cui i grandi campioni sono tornati (Tevez, Kakà, Higuain, Gomez) un altro problema sfianca dunque il nostro calcio; alle società il compito di invertire il trend.

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