Il Milan ha bisogno di una forte ristrutturazione, e per questo ha necessità di interventi urgenti. Ma come per un appartamento, per ristrutturare c'è bisogno di soldi, ed al momento Berlusconi non ne ha. Impegnato com'è tra problemi politici e giudiziari, d'ora in avanti non solo non avrà molti fondi da investire nella squadra più vincente della storia, come lui continua a ripetere, ma avrà difficoltà anche ad effettuare le sue solite visite a sorpresa sul campo di allenamento.

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Sarà molto complicato persino seguire la squadra dalla tribuna d'onore di San Siro. Per questo l'unica soluzione è vendere.

Proprio come Moratti però, Berlusconi non vorrebbe vendere definitivamente il Milan.

Preferirebbe un socio, magari uno sceicco arabo, in grado di investire centinaia di milioni di euro per ridare vita a quel grande Milan che fino a 5-6 anni fa poteva dire la sua in Italia ed in Europa. Per questo motivo ha prima incaricato una banca d'affari di valutare il valore reale della società, e poi ha inviato uno dei suoi uomini di fiducia negli Emirati Arabi alla ricerca di un potenziale acquirente.

L'obiettivo di Berlusconi è di sfruttare i suoi buoni contatti (vedi l'Emirates che fa da sponsor, oppure gli ex quasi compratori Al Thani e Al Maktour) per ottenere un socio che possa acquisire perlomeno il 49% della società (ma potenzialmente anche di più), per non dover più vedere operazioni di mercato tirate per i capelli come Kakà a parametro zero, Honda costretto a rinviare a gennaio l'acquisto per fargli scadere il contratto, o dover vendere i propri pezzi pregiati (Thiago Silva, Ibrahimovic e Boateng solo nell'ultimo anno e mezzo) per poi comprare giovani scommesse.

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L'impegno di Berlusconi nel Milan non verrà meno, ma sicuramente si sentirà in misura molto minore che in passato.