La Procura di Napoli ha spiegato le motivazioni che inchioderebbero Moggi e la sua 'cupola' nell'ambito di Calciopoli, il terremoto sportivo che colpì duramente il campionato nel corso della stagione 2005-2006. Secondo l'accusa - dura e dettagliata nelle ricostruzioni - c'è stata una associazione a delinquere volta a compromettere in maniera inequivocabile la regolarità di alcuni campionati, fattore, quest'ultimo, che ha spinto a numerose riflessioni giornalisti e opinionisti sull'effettivo inizio del disegno incriminato.

Secondo la Procura, esisterebbero infatti indubbi dati che lasciano credere ad un sistema ben collaudato "operante già negli anni 1999 e 2000" fra soggetti che sulla falsariga di rapporti amichevoli, ponevano in essere condotte finalizzate a falsare la reale potenzialità di alcune squadre di calcio.

La ricostruzione, in sostanza, si spinge fino alla stagione di esordio del duo Bergamo-Pairetto come designatori, considerati subito al servizio del sistema moggiano. Nel dettaglio, si parla di condizionamento avvenuto per tutta la durata del campionato (poi vinto dalla Lazio cragnottiana) ed in particolare dell'arbitraggio di Massimo De Santis in Juventus-Parma, penultimo atto della stagione: in quell'occasione il direttore di gara finì sotto accusa per presunti favori eclatanti in favore dei bianconeri.

Il successivo clamore per decisioni nettamente favorevoli ai bianconeri - spiega la Procura - non permise la vittoria del tricolore, che andò ai biancocelesti dopo i famosi fatti di Perugia.

Forti e marcate non si sono fatte attendere le dichiarazioni dei protagonisti, Moggi e Moratti su tutti. Ma l'impressione è che ne sentiremo parlare ancora a lungo.

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