Iniziare peggio non si poteva: è quello che probabilmente staranno pensando i tifosi del Napoli dopo la sconfitta casalinga di ieri con il Chievo. Nel giro di 20 giorni i supporters partenopei hanno visto la loro squadra eliminata dall'Athletic Bilbao nei preliminari di Champions League, l'hanno vista rialzarsi in quel di Genova grazie ad una prestazione di puro orgoglio contro i rossoblù di Gasperini, e poi ricadere nuovamente alla seconda di campionato.

La contestazione “Vogliamo lo scudetto o sarà un anno maledetto”: recitava così lo striscione apparso ieri al San Paolo, e non ci vuole certo Sherlock Holmes per capire a chi fosse rivolto; il Presidente De Laurentiis, destinatario di cori che definire spiacevoli pare un eufemismo, non era comunque presente allo stadio. Ora, parlare di crisi dopo appena due giornate di campionato sembra francamente eccessivo, certo è che a Castelvolturno e dintorni non tutto gira per il verso giusto: le vacanze prolungate di Benitez durante la sosta per le Nazionali e le affermazioni di De Laurentiis jr indirizzate ai tifosi (poi corrette) non sono di sicuro segnali distensivi, ma è pur vero che nel calcio (quello italiano in particolare) contano molto i risultati, e a quelli sono legati fiducia ed entusiasmo dei tifosi.

Il capo d'imputazione principale a carico del Presidente del Napoli riguarda comunque il mercato estivo, ed è legato a doppio filo alle uscite di Dzemaili, Behrami, Fernandez, e Pandev (le più importanti), obiettivamente non rimpiazzate con ingressi di giocatori che potessero contribuire ad innalzare il valore tecnico complessivo della rosa (Koulibaly, de Guzman, David Lopez e Michu): l'estromissione dalla Champions è figlia di scelte di mercato discutibili, specie se pensiamo, per esempio, che il titolare a fianco di Jorginho nel centrocampo azzurro visto due volte contro l'Athletic è stato, per mancanza di alternative, Gargano (Behrami e Dzemaili erano già sul piede di partenza).

La difesa di Benitez- Il tecnico spagnolo anche al termine della gara di ieri ha (giustamente) difeso la sua squadra, evidenziando quanto di buono fatto dai suoi nei 90 minuti: vero, contro il Chievo la fortuna non ha assistito il Napoli (oltre al rigore parato da Bardi anche numerose occasioni da gol sprecate), ma il destino di una squadra non può essere determinato sempre, in positivo o in negativo, dal fato. La posizione di Benitez è ancora salda, per carità, ma i tifosi partenopei e diversi addetti ai lavori non risparmiano nemmeno a lui alcune critiche: il virgolettato di questi giorni “il mercato del Napoli è ottimo” fa da contorno ad una gestione tecnica diventata improvvisamente difficile e spigolosa anche per uno come lui. La scelta di affidarsi al 4-2-3-1, che l'anno scorso si è rivelata comunque positiva anche se sperimentale, comincia a sollevare dubbi e perplessità: la scommessa di affidare le chiavi del centrocampo a Jorginho inoltre non sembra, al momento, vinta, e la differenza di personalità con Behrami (o Dzemaili) è evidentissima; a questa, non dimentichiamolo, si aggiunge il problema-Hamsik.

Il centrocampista slovacco continua nel processo di involuzione cominciato l'anno scorso proprio con l'arrivo di Benitez, ed è ormai palese che la motivazione più plausibile sia quella tattica: Hamsik per caratteristiche non è adatto a giocare nei tre sulla trequarti, o meglio, non esprime il suo massimo potenziale in quella specifica posizione (non a caso è diventato lo splendido giocatore che conosciamo nel 3-5-2, quando aveva 20-30 metri da attaccare in ripartenza), di prove ne abbiamo avute abbastanza. La domanda a questo punto sorge spontanea: Benitez ha gli uomini adatti al 4-2-3-1, o li sta costringendo in ruoli a loro non congeniali? Ma soprattutto, crede ancora in loro?