Quella andata in onda ieri sera su La Zanzara, il programma radiofonico di Radio 24, è stata una puntata coi fuochi d'artificio. Dai microfoni dell'emittente radiofonica il vulcanico presidente del Palermo Maurizio Zamparini attacca tutti. Attacca Michel Platini, lo "svizzerotto" Sepp Blatter e massacra Agnelli. Complice il non buon andamento della sua squadra in questo inizio di stagione, gli è stato chiesto dal conduttore de "La Zanzara", Giuseppe Cruciani se stesse pensando per caso di esonerare il tecnico Iachini. Il presidente Maurizio Zamparini ha negato questa possibilità giustificando la sua scelta con la saggezza acquisita nel tempo che gli ha permesso di prendere la decisione più saggia: confermarlo cioè alla guida tecnica dei rosanero.

Sulle indiscrezioni di vendita della società ai messicani poi, precisa che con loro non ha affatto parlato di cessione di quote del Palermo ma esclusivamente di questioni attinenti lo sponsor.

Su Platini

Sull'ex regista della Juventus va dritto al bersaglio: "Platini? Spara sentenze, non sa un c...o". Basterebbe già questo per chiarire il concetto ma per maggior sicurezza rincara la dose quando, riferendosi alla contrarietà alla moviola espressa dallo stesso Platini, lo zittisce ricordandogli che non è compito di un ex calciatore sparare sentenze e che non si può permettere di dire tutto quello che vuole solo perché lo hanno nominato presidente dell'Uefa, specie se parla del campionato italiano.

Su Blatter e Tavecchio

Lo "svizzerotto" che si rifiutò di premiarci al mondiale 2006 non può di certo venire da noi a dare lezioni, secondo il pensiero di Zamparini che ha proseguito l'intervista censurandolo nella convinzione che semmai siamo noi a potergli dare lezioni e non il contrario.

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Su Tavecchio esprime rammarico perché, a suo dire, è finito in mezzo ad una lotta di potere tra il Clan Lotito e il Clan Agnelli.

Su Agnelli

Si schiera dalla parte di Della Valle quando il discorso si sposta su Agnelli; su di lui dice che ha fatto come i piemontesi quando prima di andare via hanno razziato e rapinato il sud dopo averlo liberato. Stronca la scelta americana di Marchionne di portare fuori la Fiat, che peraltro non gli è mai piaciuta perché centro di potere indiscusso. La chiusura sulla casa torinese è di quelle col botto finale. Giudicata sull'orlo del fallimento ora miracolosamente è divenuta un colosso mondiale multinazionale. Quando si chiede come mai chiosa con un "...forse sono nella cricca del Bilderberg, di quelle cose lì.."