''Ci sono voluti due anni per farlo entrare in Giochi Preziosi, spero non ce ne vogliano altrettanti per farlo entrare nel Genoa''. Così Enrico Preziosi su Michael Lee al termine di Sassuolo-Genoa, il 31 maggio. Dopo aver introdotto Lee, proviamo a capire qualcosa di più sul momento del Genoa partendo da un punto di vista epigonale: ovvero, analizziamo gli eventi a ritroso per capire la genesi di un rapporto fra Preziosi e Lee che tutto sembra meno che piovuto dal cielo.

Se non bastasse la dichiarazione di Preziosi ("ci conosciamo da trent'anni, può farci raggiungere obiettivi importanti") a garantire la solidità di Michael Lee, è possibile rintracciare queste qualità nell'iter che ha portato il taiwanese a entrare in Giochi Preziosi col 49%.

Non senza iniezioni di capitale: 21 milioni per rilevare il 38% dell'azienda in mano al fondo Clessidra più operazioni "minori" da 10 milioni, come riportato dal Corriere della Sera lo scorso 16 aprile, data in cui fu siglato l'accordo. Accordo che ha visto non solo i 31 milioni "made in Taiwan" sopra citati ma anche 40 a copertura di debiti pregressi, come si legge su Milano Finanza il 4 marzo scorso, più di un mese prima della conclusione della trattativa.

Trattativa che ha subito il vaglio di dodici banche finanziatrici, preoccupate per un debito quantificato a fine 2014 in 270 milioni ma poi rassicurate sia dalle forze fresche di Mister Lee che dal contemporaneo ingresso di Artsana (Prenatal e Chicco) in Giochi Preziosi.

Un debito che nel 2013, prima di essere ridiscusso ex art.182 bis Legge Fallimentare, era di 370 milioni con le ultime operazioni è stato portato a 110 e prospettive ben superiori in fatto di introiti, almeno 800 milioni con 550 punti vendita in Europa (King Jouets) e altri in Cina.

Tutto semplice? No, dato che nel medesimo articolo di MF si paventavano rischi per un'operazione "non scontata" e non ritenuta risolutiva dalle banche nonostante un'offerta da 60 milioni.

Ciò vuol dire che, alla luce dell'accordo "benedetto" dai controllori, Michael Lee potrebbe (se volesse davvero) cambiare i destini di una squadra che sogna di ripercorrere le orme di Manchester City e altre "ex" medio/piccole.

Quando Preziosi parla di un Genoa che ha rischiato il tracollo non molti anni fa, probabilmente si riferisce a qualcosa di più grosso. La Giochi Preziosi ha davvero rischiato, se non avesse ridiscusso il debito e portato Michael Lee "a bordo" probabilmente sarebbe stata inghiottita in un buco nero con risvolti pesantissimi anche sul piano occupazionale.

Inoltre, nei giorni in cui banche e organismi di controllo valutavano se far vivere o morire un'azienda da 4000 dipendenti erano previste anche le scadenze per l'Uefa e non è difficile credere che la Società abbia atteso perché qualcosa di ben più grosso era in ballo: la sopravvivenza e il rilancio della Giochi Preziosi che, benché separata dal Genoa in fatto di bilanci, non può non riverberarsi sul club RossoBlu.

Coi fondi disponibili il Genoa ha probabilmente saldato le posizioni coi club italiani (conditio sine qua non per iscriversi alla Serie A) procrastinando i pagamenti esteri, necessari per la licenza Uefa mentre la squadra sorprendeva tutti (anche la Società) centrando l'Europa.

La Società non ha bisogno di difensori d'ufficio però, probabilmente, non è un caso se la "dimenticanza" Uefa sia avvenuta in giorni così apparentemente normali per i tifosi ma nei quali si decideva molto di più di quanto non si possa fare sul prato verde.

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