Nessuno nel capoluogo etneo ha intenzione di discutere su responsabilità e  sulle colpe da pagare da parte del Catania Calcio, le intercettazioni telefoniche del presidente Antonino Pulvirenti con… erano fin troppo esplicite. Ad aver messo la parola fine alla triste vicenda di combine sportivo svoltasi ai piedi del vulcano era arrivata, infine, la piena confessione dello stesso numero uno del Calcio Catania. Non tornano però i conti. Proprio alla luce della collaborazione del presidente del club etneo, il Procuratore Federale aveva dovuto optare per la retrocessione della squadra in Lega Pro e a cinque punti di penalizzazione.

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Una pena meno marcata di quella dovuta proprio grazie all’esplicito riconoscimento del valore della collaborazione del presidente, collaborazione che è per legge estendibile al Club coinvolto, come recita l’articolo 24 -  collaborazione e ammissione. Ma è a questo punto che il Tribunale Federale rende noto che per il Catania Calcio verrà adottato il pungo duro. Oltre alla retrocessione in Lega Pro i punti di penalizzazione salirebbero, dunque a 12 e non più 5.

La sentenza con due pesi e due misure

La sentenza emessa al processo di primo grado sul calcio sommesse dei recenti fatti che hanno visto coinvolti Catania, Catanzaro, Teramo e Savona ha decretato la retrocessione in serie D sia per il Teramo che per il Savona, così come la retrocessione del Catania Calcio in Lega Pro.

 Alla richiesta della Procura Federale di far partire i due club di Teramo e Savona con 20 punti di penalizzazione, ha fatto seguito la decurtazione dei 20 punti i penalizzazione. Diverso quanto accaduto al club etneo. La retrocessione in Lega Pro è stata confermata, ma, contrariamente a quanto disposto dal Procuratore Federale i punti di penalizzazione sono saliti da 5 a 12. La Sezione Disciplinare del Tribunale Federale nazionale ha inoltre riconosciuto al presidente Antonino Pulvirenti una multa di 300.000 euro e l’inibizione dal mondo del calcio per i prossimi 5 anni.

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Al Catania Calcio è stata, inoltre, applicata un’ammenda di 150.000 euro. Anche per Piero Di Luzio sono stati decisi 5 anni d’inibizione e 150.000 euro di ammenda. Leggermente ridotto il paccheto di pene per Pablo Cosentino, ex amministratore delegato del Calcio Catania, a cui sono stati applicati 4 anni di inibizione e 50.000 euro di ammenda. 

Un déjà vu di rigore e inflessibilità

Era il 1993 e il Catania Calcio vantava un debito di 5.987.000.000 di vecchie lire con la Federazione Italiana Gioco Calcio.

Il presidente era il folkloristico Cavaliere Angelo Massimino. Il Catania era solo una delle tante società in rosso col bilancio e i suoi numeri non erano neanche dei peggiori; in più la città era appena stata colpita da un terremoto che scosse l’intera Sicilia orientale e avrebbe potuto saldare in ritardo. Anche in quell’occasione la Federazione Italiana Gioco Calcio dell’allora presidente Matarrese fu irremovibile e decretò la radiazione del Calcio Catania.

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Questo fu cancellato e dovette riscriversi al campionato Eccellenza Sicilia. A seguito della decisione del TAR locale e del CGA di Palermo il Catania fu ripescato nei Dilettanti. Nulla da eccepire, fuorché, anche in quell’occasione il Catania funse da capro espiatorio. Molte altre società - dalla serie A in giù - erano in rosso con il bilancio, ma solo alcune società sportive del Sud Italia, tra cui il Catania, furono colpite con rigore esemplare.

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