A quattro anni e mezzo di distanza dal suo clamoroso arresto, Beppe Signori è tornato a parlare in pubblico. L’ha fatto negli studi di Sportitalia, da dove ieri sera è andata in onda la trasmissione “Calciomercato” condotta da Michele Criscitiello. Accompagnato dall’avvocato, Paco D’Onofrio, l’ex attaccante di Foggia, Lazio e Bologna si è sottoposto alle domande del conduttore e del giornalista Alfredo Pedullà per raccontare al pubblico la sua verità. Ecco un estratto della lunga intervista.

Un’esperienza devastante

Innanzitutto, Signori ha voluto ringraziare i pochi amici che durante questi anni gli sono rimasti vicini. Poi ha spiegato perché ha scelto di parlare della vicenda dopo tanto tempo: “Mi è cambiata la vita, sono stato travolto da una situazione più grande di me, ho avuto difficoltà, è ovvio che ho aspettato il momento giusto e la tranquillità interiore perché è stato devastante moralmente e fisicamente”.

Tutto ha inizio nel giugno del 2011, quando l’ex bomber viene coinvolto nell’ennesimo scandalo del calcio italiano: per la procura di Cremona è a capo di un gruppo di scommettitori bolognesi che punta grosse cifre su partite truccate. Il gruppo sarebbe formato dallo stesso Signori e dai suoi due commercialisti. “In una riunione mi fu fatta una proposta – ammette – ma non accettai e me ne andai”. Secondo i giudici, invece, aveva un ruolo centrale nell’organizzare le scommesse illegali, visto che i due commercialisti nelle intercettazioni telefoniche lo nominano spesso, citandolo come “Beppe Nazionale” o “Quello che ha fatto 200 gol in Serie A”.

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“Ma io non sono mai stato intercettato, né compaio in altre intercettazioni – si difende Signori –. E in una intercettazione quei due dicono che devono convincermi. Se dovevo essere convinto, come facevo a far parte del sistema?”. E l’avvocato D’Onofrio, riferendosi alla riunione coi commercialisti aggiunge: “La sua unica responsabilità è stata l'omessa denuncia. I fatti sono noti, chi era presente a quella riunione anche, però Signori è andato via prima della fine della riunione. Se fosse un capo sarebbe rimasto fino alla fine”.

Gli piaceva scommettere

Incalzato dalle domande dei giornalisti, l’ex calciatore ha poi ammesso la sua passione per le scommesse: “È vero, mi piaceva scommettere. Se non sei un tesserato, lo puoi fare tranquillamente, non c’è nulla di male. Lo facevo in modo lecito e non c’è un testimone che dica che io truccavo le partite”. E quando gli viene chiesto se scommette ancora, risponde secco: “No! Ora è cambiato tutto”.

Per questa vicenda la giustizia ordinaria deve ancora decidere sui rinvii a giudizio dei vari imputati, mentre da quella sportiva Signori è stato ritenuto colpevole e punito con la radiazione. “Avevo appena preso il tesserino di allenatore, quello europeo, ed ero consulente tecnico della Ternana. Ora posso fare solo fare da consigliere esterno per qualche squadra”.

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