Otto minuti. E' il lasso di tempo impiegato dall'attaccante colombiano Carlos Bacca per svestire la tuta, entrare in campo al posto di un evanescente Luiz Adriano, ricevere l'assist di Andrea Bertolacci, imbeccato dal solito, positivo, Giacomo Bonaventura, e scaraventare alle spalle di Daniele Padelli il gol che, al 63' di Torino-Milan, aveva illuso i rossoneri sabato sera allo stadio 'Olimpico'. Dieci minuti più tardi, la rete di Daniele Baselli (che rimpianto per il Diavolo!) ha riportato la squadra di Siniša Mihajlović sulla terra, distante, tanti, troppi punti dalla parte alta della classifica di Serie A (-5 dalla zona Europa League, -7 dalla zona Champions League).

Recuperare è una missione che, quando siamo giunti neanche alla fine del mese di ottobre, appare molto difficile, ma non impossibile. Qualche segnale positivo, a Torino, il Milan lo ha lanciato: i rossoneri hanno provato a fare la partita, hanno sfruttato decentemente il gioco sulle fasce, hanno tenuto in mano il pallino del gioco rischiando poco o nulla in fase difensiva; certamente, c'è ancora tanto da registrare, soprattutto negli automatismi nel reparto arretrato (sono già 14 le reti subite in 8 gare), ed andrà sicuramente trovata la chimica tra gli elementi del tridente offensivo, giacché Mihajlović pare aver optato per il 4-3-3 come suo nuovo assetto tattico. L'importante, adesso, è aver trovato delle solide basi sul quale costruire, dalle fondamenta, un castello non solo esteticamente bello ma anche sicuro e funzionale.

Milan, ecco le certezze sulle quali fondare la squadra

In difesa, fiducia quindi al giovane Alessio Romagnoli, il quale può crescere ancora tantissimo e che sta, gradualmente, finendo di pagare dazio all'impatto con un grande club; in mezzo al campo, Siniša Mihajlović sembra aver trovato il suo terzetto titolare, con il contemporaneo impiego di Bertolacci, Riccardo Montolivo e Juraj Kucka, motorino inesauribile che corre e lavora per tutti.

In attacco, come visto a Torino, non si può prescindere da Bacca, già autore di 4 reti in 8 gare di campionato. Le prossime due partite in casa, contro Sassuolo (domenica 25 ottobre, alle ore 15.00) e Chievo Verona (mercoledì 28 ottobre, alle ore 20.45), diranno tanto sulle possibilità del Milan di rientrare in corsa per gli obiettivi che la società si era prefissata ad inizio campionato.

Nigel De Jong non ci sta: l'olandese sul piede di guerra

Fare bene sul campo, tra l'altro, si renderà necessario anche perché, voci da Milanello riportano di una bomba che sta per scoppiare nello spogliatoio rossonero. Nigel De Jong, infatti, sarebbe sul piede di guerra: quella di sabato contro il Torino è stata, come ricordato da 'Calciomercato.com', la seconda esclusione consecutiva del guerriero olandese dall'undici titolare, ed addirittura la quarta da inizio campionato. Nel 50% dei casi, il vice capitano rossonero è finito in panchina, vittima di un equivoco tattico mai chiarito in casa Milan: la convivenza tra lui e Montolivo, che occupano la medesima zona di campo, non è possibile, e pertanto se gioca uno, l'altro finisce fuori.

De Jong (che Mihajlović ha provato, con scarsi risultati, a riciclare da mezzala), però, tutto questo non l'accetta, ed ha cominciato a farsi sentire: quando a luglio ha rinnovato per altri tre anni il suo contratto con il Milan, lo ha fatto per essere uno dei leader, non per fare la riserva.

Ecco perché 'Cm.com' ha ipotizzato una sua possibile partenza già nella prossima finestra di calciomercato, nel mese di gennaio: in Premier League, De Jong ha tanti estimatori, quali, ad esempio, il Manchester United allenato dal suo connazionale, Louis Van Gaal; una pista che potrebbe infiammarsi se dovesse certificarsi un definitivo strappo tra il numero 34 ed il Milan.