Quota 20 gol già abbattuta a 10 giornate dalla fine, triplette come se piovesse, gol di testa, al volo o da bomber d’area. Andrea Belotti è il centro di gravità di un pianeta Toro che, con il genio di Ljajic troppo altalenante e il rendimento di Iago Falque in picchiata, si aggrappa solo ai gol del Gallo per chiudere nel migliore dei modi una stagione che non porterà alla qualificazione europea, ma che potrebbe passare alla storia come utile trampolino di lancio nell’ottica di una crescita graduale.

Insomma tutto concorre a dare ragione al presidente Cairo che in autunno spiazzò il mondo del calcio con l’inserimento di una clausola rescissoria da 100 milioni sul rinnovo del contratto del proprio bomber.

La metamorfosi del Gallo

Un ammontare che Belotti non ha ancora dimostrato di valere e che forse rimarrà per sempre sproporzionato al valore del giocatore, ma che esemplifica la metamorfosi subita dal Gallo, che i suoi quasi 40 gol in campionato con il Toro non li ha segnati in un anno e mezzo, bensì in un arco temporale assai inferiore, avendo timbrato per la prima volta solo il 28 novembre 2015 contro il Bologna, quando già in molti avanzavano dubbi sulla bontà degli 8 milioni versati al Palermo, all’epoca maggior esborso dell’era Cairo, prima dell’acquisto di Ljajic.

Convenienza reciproca

A questo punto la domanda che ci si pone è cosa possa fare il Toro per riuscire a tenere il giocatore tra le proprie fila per un’altra stagione, obiettivo massimo se Andrea confermerà le proprie qualità. Ovviamente nulla se dall’estero arriverà una proposta coincidente con il valore della clausola, dato per assodato il consenso di Andrea, pronto a fare anche il salto di qualità a livello economico.

Ma forse nulla anche se a Cairo pervenisse un’offerta nell’ordine degli 85-90 milioni con ingaggio sufficiente per spingere il giocatore e il proprio entourage a una “moral suasion” verso la società.

Ma tutto questo succederà? Al momento sembra improbabile, perché nessun top club internazionale è disposto a un simile azzardo per un giocatore a secco di gare internazionali, al netto delle prime uscite con la Nazionale italiana.

Capitolo diverso quello relativo al mercato italiano, dove la clausola non vale, ma dove solo un paio di club, Inter e Juventus, possono permettersi di investire una cifra di 50 milioni o poco meno, l’attuale valore del giocatore. E su quello tecnico? Anche, perché al netto della modernità di Andrea, bomber spietato, ma anche utile alla squadra e in costante progresso sul piano tecnico, restare per un’altra stagione a Torino, magari trascinare la squadra in Europa e confermarsi ad alti livelli servirebbe anche al giocatore per consacrarsi agli occhi del mercato internazionale ed anche italiano.

Lasci il Toro, e poi…

Il 2018 poi sarà l’anno del Mondiale, potenziale vetrina decisiva per un giocatore giovane, ma non più giovanissimo, che a 25 anni sarebbe pronto per diventare un uomo-mercato. A questo si collega l’ultimo aspetto, ovvero la maestria di Cairo nel vendere i propri giocatori, ma al momento giusto. Tanti sono stati i giocatori che sono scesi dalla barca granata nelle ultime stagioni, fallendo più o meno clamorosamente il salto di qualità: da Darmian, titolare nel primo Manchester United, ma esubero in quello delle stelle, fino ai recenti casi di Maksimovic e Bruno Peres, rispettivamente disastroso e deludente nella prima stagione con Napoli e Roma, oltre che venduti ad un prezzo superiore alle proprie qualità.

Solo i casi di D’Ambrosio (sbocciato comunque in ritardo all’Inter) e, in parte, di Glik hanno portato alla ribalta giocatori che al Toro erano centrali e nelle big complemento o quasi. Se Belotti dimostrerà la pazienza necessaria, nel proprio interesse e in quello del club che lo ha fatto grande, e la società riuscirà a convincerlo con un progetto tecnico competitivo per almeno un campionato, il Gallo riuscirà ad abbattere anche questo tabù. In modo, quando addio sarà, da evitare sgradevoli fischi.

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