Il calciomercato dell'estate rovente 2017 sarà ricordato non tanto, o non solo, per i grandi colpi e le grandi trattative ma per la presentazione, alle società di appartenenza, di certificati medici da parte di giocatori improvvisamente stressati o psicologicamente instabili. È purtroppo un malcostume che ha visto protagonista il calcio italiano ma che ha coinvolto anche il calcio europeo. Le ragioni sono molteplici: colpe dei calciatori e dei loro agenti sempre più avidi di guadagnare di più e di strappare contratti sempre più ricchi, colpa dei Presidenti e delle Società che propongono questi contratti ricchi ai giocatori.
È sicuramente un serpente che si morde la coda che vede a volte la società, a volte il calciatore, fungere da anello debole della catena calcistica.
I Presidenti dal canto loro in molte circostanze mal digeriscono la volontà palesata dai calciatori di non rinnovare contratti quando gli stessi sono in scadenza, anche questo è un atteggiamento che non porta mai a nulla di buono tra le parti. Se vogliamo un po' differenziare quello che accade in Europa rispetto a quello che stiamo vedendo in Italia, possiamo evidenziare un aspetto: all'estero c'è sicuramente maggior cultura rispetto alla posizione da tenere sul calciatore che l'anno dopo va in scadenza, pur non raggiungendo un accordo per il prolungamento del contratto viene salvaguardata la parte tecnica e il giocatore trattato esattamente come gli altri.
In Italia su questo siamo parecchio più indietro.
I principali casi di "certificato medico"
Partiamo da Geoffrey Kondogbia, il calciatore francese ex Inter, ormai deciso a lasciare la società nerazzurra e stanco di aspettare la conclusione di una trattativa con il Valencia che sembrava non sbloccarsi mai, decise di disertare gli allenamenti e presentare, a giustificazione di tale atteggiamento, un certificato medico. Il centrocampista francese come scrivevamo in precedenza è stato in buona compagnia. Basta citare il giovane attaccante della Lazio Keita Balde Diao, impossibilitato a svolgere la propria professione per il clima ostile, a detta del calciatore, creato dalla società biancoceleste e quindi bisognoso di un certificato medico a corredo.
Il duo ex Fiorentina composto da Federico Bernardeschi e Nikola Kalinic entrambi hanno necessitato di un certificato medico, il primo per malanni vari, il secondo per stress da trattativa.
Come non citare Leonardo Spinazzola, desideroso di accorciare i tempi e di sbarcare il prima possibile sulla sponda juventina. Ultimo caso in ordine cronologico è quello di M'Baye Niang, stressato dall'allenarsi con il Milan e bisognoso di avere tempo e privacy per riflettere e decidere autonomamente la propria destinazione calcistica, Insomma ce ne è per tutti i gusti. Una domanda sorge spontanea: il comportamento dei calciatori e dei Presidenti potrebbe non essere moralmente giusto, ma cosa possiamo dire di tutti questi medici che firmano tali certificati?