È deceduto ieri sera, 30 gennaio 2017, a Brescia l'ex c.t. della Nazionale azeglio vicini. Aveva 84 anni ed è stato il ct della Nazionale ai Mondiali "Italia '90": quelli che, nella memoria dei tifosi, consacrarono il palermitano Totò Scillaci. Vicini è rimasto ct fino al 1991 prima di lasciare il testimone ad Arrigo Sacchi.

L'allenatore si è spento nella sua casa di Brescia, città dove risiedeva da tutta la vita con la sua famiglia. Era malato da tempo. Una delle ultime sue uscite pubbliche è stata lo scorso anno per la presentazione del suo libro "Azeglio Vicini.

Una vita in azzurro" scritto insieme al figlio Gianluca e alla moglie Ines.

Vicini, da commissario tecnico, conquistò posti prestigiosi: Europeo 1988 e Mondiale 1990. Ha governato la panchina della Nazionale, precisamente, per cinque anni e cinque giorni, a partire dall'8 ottobre 1986, con un bilancio di 54 partite, di cui 32 furono le vittorie, 15 i pareggi e 7 le sconfitte. La carriera in azzurro finì il 15 ottobre 1991, con l'esonero dall'incarico successivo al match Urss-Italia, conclusosi con un deludente 0-0, e che costò alla nazionale italiana l'eliminazione dalle qualificazioni per l'Europeo 1992.

Notti magiche

Come poter dimenticare quello che è diventato non un brano, bensì un inno nazionale?

Gianna Nannini, con la sua "Notti magiche", non ha solo inserito un altro successo nel suo infinito repertorio, ma ha lasciato nei cuori dei tifosi italiani un'impronta indelebile di un periodo indimenticabile. Un mondiale, quello del 1990, in cui l'Italia fu padrona di casa, ma che non riuscì a conquistare la vetta. Un amaro epilogo di un percorso che, però, non avrà eguali nella storia del calcio, dello sport e delle polemiche relative, annesse e connesse.

Prima tra tutte, quella contro il ct Azeglio Vicini: polemiche alquanto prevedibili dato l'esito negativo del mondiale.

Eppure, quell'uomo devoto allo sport e alla sua nazionale, diede tutto: una vita in azzurro che vestì con grande orgoglio e profondo amore. Per lui, la squadra nazionale, non era formata da giocatori, ma da soldati: carabinieri dello sport che dovevano lottare per onorare il proprio Paese.

Il suo infinito amore verso il Paese e verso la squadra svanì per una sfumatura di colore: il biancoceleste dell'impetuoso Maradona che strappò via il sogno azzurro. "Un azzurro lungo un sogno", come lo avrebbe definito Claudio Baglioni, nel suo inno "Da me a te" dedicato agli Azzurri per i mondiali "France 1998", che svanì dalle leggende calcistiche, ma mai dal cuore di Vicini. Il mondo dello sport e tutti i tifosi, lo salutano con grande affetto dal web e lo facciamo anche noi. Ciao Azeglio.