Italia e Polonia saranno in campo venerdì sera a Bologna, ore 20.45. Per entrambe sarà l'esordio in Nations League, l'ultima nata in casa Uefa, il torneo delle nazioni che, in pratica, sostituisce il fitto calendario delle amichevoli internazionali che vedevano coinvolte le squadre del vecchio continente in assenza di competizioni ufficiali. Italia-Polonia, una sfida che ha segnato pagine importanti nella storia del calcio e per gli italiani più maturi è un ricordo ancora dolce quello dei Mondiali di Spagna 1982.

I tifosi meno giovani, però, ricordano anche una delle settimane più tristi nella storia del calcio di entrambi i Paesi, quel maledetto inizio di settembre del 1989 in cui persero la vita in circostanze simili due leggende del calcio italiano e polacco: Gaetano Scirea e Kazimierz Deyna.

Deyna, tragico schianto sulle strade di San Diego

In Polonia è il calcio, ancora oggi. Kazimierz Deyna è considerato il più forte giocatore polacco di tutti i tempi, nonostante la generazione immediatamente successiva (quasi contemporanea in realtà, visti i nove anni di differenza) abbia prodotto un talento del calibro di Zbigniew Boniek.

A lui è legato il ciclo più straordinario della nazionale del suo Paese negli anni '70, con un oro olimpico nel 1972, un argento nel 1976 e, soprattutto, lo storico terzo posto ai Mondiali tedeschi del 1974. Autentico monumento del Legia Varsavia per 12 anni, dal 1966 al 1978, gli fu poi concesso di trasferirsi in occidente (era un'epoca in cui il regime non consentiva ai calciatori polacchi di emigrare con facilità all'estero).

Deyna militò nel campionato inglese, Manchester City, dal 1978 al 1981. Nel 1981 il suo debutto al cinema, era nella 'fantasquadra' di calcio del celebre 'Fuga per la vittoria' ed il trasferimento negli Stati Uniti dove gioca per sei stagioni nel San Diego Sockers. Era ancora un calciatore in quel primo di settembre del 1989, poco più di 29 anni fa, da due stagioni infatti militava nei Legends di San Diego nonostante avesse superato la soglia dei 40 anni.

Un incidente stradale portò via quell'uomo timido ed introverso che sul campo diventava un genio, un fantasista con pochi rivali anche in un'epoca densa di grandi fuoriclasse. La sua BMW finì contro un camion parcheggiato su una strada interstatale, morì praticamente sul colpo. Le sue ceneri sono tornate in Polonia nel 2012 e sono state tumulate nel cimitero Powazki di Varsavia, in un viale dedicato alle glorie nazionali.

Due giorni dopo, la morte di Scirea

Quell'atroce destino, due giorni dopo, avrebbe portato con sé un altro grande campione. Gaetano Scirea, l'uomo che aveva vinto tutto con la maglia della Juventus e che aveva sollevato la Coppa del Mondo con la nazionale italiana nel 1982, aveva lasciato il calcio giocato soltanto tre stagioni prima di quel 3 settembre 1989.

Nella sua tragica fine, le strade di Italia e Polonia si intrecciano in maniera quasi beffarda. L'ex difensore bianconero ed azzurro, infatti, svolgeva il ruolo di secondo di Dino Zoff sulla panchina della Juve e si era recato in Polonia per visionare la squadra del Gornik Zabrze che sarebbe stata avversaria del club torinese nel primo turno di Coppa Uefa. Viaggiava verso l'aeroporto di Varsavia per fare rientro a Torino, ma l'auto venne tamponata nei pressi di Babsk. Non sarebbe accaduto nulla di grave se nel bagagliaio della vettura non fossero contenute delle taniche di benzina, necessarie per le emergenze in un periodo di crisi energetica in Polonia.

L'auto prese irrimediabilmente fuoco e per Scirea non ci fu nulla da fare. Vengono i brividi ancora oggi, 29 anni dopo, quando si pensa all'annuncio di Sandro Ciotti in diretta alla Domenica Sportiva, al silenzio in studio, allo sgomento dell'Italia intera. Perché Scirea non era solo un campione sul campo, ma un modello di umanità, un uomo gentile e di grande cuore. Si diceva sempre, cosa verissima, che nella sua carriera aveva vinto tutto, ma era troppo umile per farne un vanto. C'era Marco Tardelli quella sera, ospite in studio della DS: l'ex compagno di squadra di Scirea alla Juve ed in nazionale abbandonò il programma a causa di un malore causato dalla tremenda notizia.

"Era un angelo piovuto dal cielo - disse Enzo Bearzot, l'uomo che lo aveva guidato al titolo mondiale del 1982 - ma lo hanno rivoluto indietro troppo presto". Aveva compiuto 36 anni nel maggio dello stesso anno, con lui scompariva un pezzo di quel calcio romantico e cavalleresco che oggi è definitivamente tramontato. Italia e Polonia saranno in campo venerdì sera, a Bologna, avversarie nella prima partita di Nations League ed unite da un destino che 29 anni fa decretò la fine tragica di due grandi campioni che ne hanno fatto le fortune calcistiche ed hanno reso fortunati anche coloro che li hanno visti giocare.

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