L'Inter ed il Belgio, non ci sono molti intrecci. I belgi che hanno indossato la maglia nerazzurra nella storia ultracentenaria del club sono soltanto sei, Romelu Lukaku è il settimo e, certamente, i tifosi più maturi sperano in una miglior sorte a Milano rispetto a quella avuta dai suoi connazionali. Il pensiero va inevitabilmente a Vincenzo Scifo, talento precoce bloccato subito dall'Inter all'indomani della sua esplosione ai Campionati Europei dei 1984 ed arrivato in Italia, il Paese dei suoi genitori emigrati in Belgio, nell'estate del 1987.

Doveva essere il trascinatore di una squadra allenata per il secondo anno consecutivo da Giovanni Trapattoni, ma sarà la delusione più forte di un'annata altalenante e la sua esperienza nerazzurra si chiuderà l'estate successiva. Altri tre belgi sono passati dalla Pinetina in maniera piuttosto anonima: Ibrahim Maaroufi ha vinto due scudetti nelle stagioni 2006/2007 e 2007/2008 contribuendo ben poco alla causa e poi, ancora, Gaby Mudingayi che ha collezionato una manciata di presenze a cavallo tra le stagioni 2012/2013 e 2013/2014, oppure Senna Miangue che era in rosa nella stagione 2016/2017.

Ovviamente prima di Radja Nainggolan, arrivato la scorsa estate come 'salvatore della patria' e poi protagonista di una stagione deludente, soprattutto per guai fisici. Il Ninja ha giocato comunque più partite di Ludo Coeck, il primo belga della storia nerazzurra arrivato a Milano nell'estate del 1983, ma di lui i tifosi più maturi si ricordano bene. Innanzitutto perché tra quelli citati, compreso lo stesso Scifo, è certamente il calciatore più dotato, ma soprattutto perché la sua esperienza all'Inter, partita sotto i migliori auspici, fu davvero contrassegnata dalla sfortuna. Fino ad una tragica fatalità che lo portò via a soli 30 anni.

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Serie A Inter

Piaceva al Milan, finì all'Inter dopo il fallito assalto a Falcao

L'estate del 1983 è davvero molto calda a Milano, ma nonostante il clima torrido il direttore sportivo Sandro Mazzola sta lavorando per portare al presidente Fraizzoli un colpo di mercato sensazionale. Paolo Roberto Falcao, l'eroe dello scudetto appena conquistato dalla Roma, è davvero ad un passo dal vestire la maglia nerazzurra, ma l'affare che poteva cambiare la storia calcistica di quegli anni non riuscirà.

Le leggende raccontano che fu l'intromissione di Giulio Andreotti a bloccare il trasferimento, lo stesso numero uno della DC confermerà negli anni a venire che nella leggenda c'è un gran fondo di verità. Perso il 'divino' Falcao, l'Inter ha bisogno comunque di un regista a centrocampo, un uomo in grado di non far rimpiangere il fuoriclasse brasiliano. Il Milan appena tornato in Serie A sembra avere opzionato Ludo Coeck, faro di centrocampo dell'ottima nazionale belga ai Mondiali di Spagna 1982 e dell'Anderlecht, a quell'epoca certamente tra le grandi d'Europa.

Il blitz nerazzurro lascia i 'cugini' sul posto, l'Inter ha il suo faro di metacampo in una squadra che passa dalle mani di Rino Marchesi a quelle di Gigi Radice. Il nuovo tecnico avrà in eredità la patata bollente di sistemare la difficile coesistenza in campo tra i 'doppioni' Hansi Muller ed Evaristo Beccalossi, ma almeno c'è il metronomo. E stando al suo curriculum, due campionati belgi, due Coppe delle Coppe, due Coppe Uefa e due Supercoppe europee da protagonista con lo squadrone bianco-malva, i tifosi sembrano poter dormire sonni tranquilli.

I continui infortuni

Invece i sonni degli interisti sono fin troppo turbati in quella calda estate. Il 13 agosto 1983 i nerazzurri giocano un'amichevole a Livorno e Coeck è costretto ad uscire per uno stiramento. Torna in campo per l'esordio in Coppa Italia, ma non è in condizione e fa fatica, non meno dei compagni che subiranno una clamorosa eliminazione nella fase a gironi perdendo contro Cesena e Sambedenettese. Come se non bastasse, sempre in Coppa, il belga si fa ancora male in quel di Parma, stavolta alla caviglia. Non va meglio in campionato: la partenza dell'Inter è sconcertante con un punto nelle prime quattro partite e l'ultimo posto in classifica. Ludo continua ad essere tormentato da guai fisici e, logicamente, stenta a trovare una condizione accettabile. L'ennesimo infortunio arriva nel match in casa dell'Udinese, una botta al costato. L'Inter nel frattempo riesce a risalire in classifica ed ottiene lo slancio dall'ottimo derby contro il Milan vinto 2-0: nella circostanza il belga giocherà una manciata di minuti nel finale, in sostituzione di Muller che fa un pò il globetrotter: dal regista classico all'ala destra, fino alla seconda punta pur di non pestarsi i piedi con Beccalossi. La stracittadina si gioca il 6 novembre del 1983, tre giorni dopo Coeck gioca con il Belgio un match di qualificazione ai Campionati Europei di Francia e la sua caviglia si rompe nuovamente. Stavolta ci vuole un intervento e lo stop sarà lungo, per rivederlo in campo bisognerà attendere maggio dell'anno successivo: si gioca Verona-Inter, una sfida decisiva per le ambizioni nerazzurre di centrare quanto meno la qualificazione in Coppa Uefa: il belga entra nella ripresa al posto di Marini, giocherà una buona gara ed il successo per 2-1 maturato negli ultimi 20' consentirà ai nerazzurri di raggiungere il quarto posto in classifica e l'ingresso in Europa che arriverà successivamente grazie alla Roma che libererà un posto vincendo la Coppa Italia ed andando in Coppa delle Coppe. Giocherà per intero l'ultima partita, il tennistico 6-0 con il quale l'Inter liquida il fanalino di coda Catania.

Il calvario continua fino alla tragica morte

Ludo però non rientra nei piani nerazzurri e viene ceduto all'Ascoli. Nelle Marche è accolto come un vero eroe, ma con i bianconeri non scenderà mai in campo. Il suo nuovo club ha fatto inserire una clausola nel contratto, quella di restituirlo al mittente nel caso in cui non risulti fisicamente idoneo. Gli riscontrano una malformazione all'anca e così torna in Belgio per farsi operare. Dopo l'intervento si sente guarito, chiama l'Inter e ben consapevole di non avere più spazio in una squadra che ha in rosa Liam Brady e Karl-Heinz Rummenigge, chiede di trovargli una nuova sistemazione. E' il 7 ottobre del 1985 quando partecipa ad un programma televisivo in cui parla di tutti i suoi problemi fisici e della speranza di tornare al più presto un vero calciatore, del resto ha soltanto 30 anni. Successivamente viaggia verso casa, sull'autostrada Bruxelles-Anversa e giunto all'altezza di Rumst, forse a causa dell'asfalto viscido, resta coinvolto in un grande incidente stradale contro un'altra vettura ed un camion. La sua va a schiantarsi contro il guard-rail e le sue condizioni sono disperate. Ricoverato in ospedale con un'emorragia cerebrale, fratture multiple e serissimi danni al fegato viene operato, ma non servirà a nulla. Morirà dopo due giorni di agonia. Un'auntetica maledizione per un grande calciatore che, purtroppo, i tifosi italiani non hanno potuto apprezzare, per un uomo colto e brillante che parlava cinque lingue e che, probabilmente, sarebbe un grande personaggio anche oggi. Chissà cosa avrebbe detto di Romelu Lukaku, l'uomo che ha conquistato un posto nella storia del Belgio diventandone il miglior marcatore di sempre e che, 36 anni dopo di lui, sta tentanto l'avventura nerazzurra. Siamo certi che il suo cuore avrebbe battuto ancora un pò per l'Inter.

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