Eriksen o non Eriksen, questo è il problema. Un dubbio amletico starebbe aleggiando nei pensieri dell'Inter e di Antonio Conte in vista della prossima stagione. Nessuno discute le qualità del centrocampista danese, ma è palese che nei suoi primi mesi in nerazzurro non abbia fatto vedere tutto il proprio talento come invece ha fatto nei suoi anni al Tottenham. Sullo sfondo c'è un mercato ancora tutto da decifrare: per finanziare acquisti importanti, il club milanese dovrà prima cedere dei giocatori che consentano a Marotta e Ausilio di intascare delle cifre utili da reinvestire per obiettivi prestigiosi (uno di questi potrebbe essere N'Golo Kanté del Chelsea).

Acquistato a gennaio per 20 milioni di euro, Eriksen si sarebbe dovuto imporre all'Inter come l'uomo della svolta. Avrebbe dovuto garantire quel salto di qualità in più per dare idee, fornire passaggi illuminanti alle punte ed essere lui stesso decisivo in zona gol. Invece fin da subito è emersa qualche difficoltà del danese nell'assimilare le idee tattiche di Antonio Conte. Questi predilige dei calciatori aggressivi agonisticamente, che sappiano pressare gli avversari per tutti i 90 minuti di gioco e che siano pronti a ripartire con velocità e caparbietà.

L'ex Tottenham invece preferisce avere dei ritmi più blandi, palleggiare e trovare lo spunto giusto per fornire assist vincenti agli attaccanti. Conte ha provato anche ad agevolarne l'inserimento cambiando leggermente il suo metodo di gioco: dal canonico 3-5-2 è passato a un 3-4-1-2 che avrebbe dovuto consentire al numero 24 interista di esprimersi al meglio da trequartista.

Purtroppo però i risultati non sono stati soddisfacenti, e non a caso in Europa League il talento della Danimarca è finito in panchina, relegato al ruolo di riserva di lusso.

Inter-Eriksen, non ci sono segnali di rottura ma il mercato incombe

I dubbi sulla bonta dell'operazione Eriksen comincerebbero a esserci in casa Inter, ma per adesso né la società né il calciatore avrebbero lanciato segnali di rottura.

Il centrocampista, dal ritiro della nazionale danese, ha detto che finora il club non gli ha detto niente sulla situazione che troverà quando rientrerà a Milano. La sua speranza è che con l'inizio della stagione 2020-2021 si possa "ripartire da zero", anche se ha chiarito che comunque sarà necessario capire quali saranno le intenzioni dell'allenatore.

Quindi ha ricordato che sta vivendo un'esperienza diversa rispetto al suo recente passato quando era abituato a scendere in campo sempre da titolare, mentre adesso deve elaborare questa nuova condizione da calciatore dell'Inter, e solo dopo aver fatto ciò si potrà trarre un bilancio per capire "se sia stato giusto o sbagliato". Infine ha sottolineato di essere contento di aver scelto la squadra nerazzurra.

Nessuna parola di addio o di chiusura all'Inter, però qualche perplessità sembra essere emersa dalle parole di Eriksen. Il club e Conte, dal canto loro, non intendono mettere ai margini del progetto il centrocampista danese, nella speranza anzi che possa ambientarsi, che possa comprendere appieno i dettami tattici del tecnico, diventando così un leader della formazione meneghina.

Ma sullo sfondo c'è sempre il Calciomercato.

Il Gruppo Suning proprietario della società milanese ha fatto sapere ai suoi dirigenti che prima di effettuare acquisti quest'anno sarà necessario vendere dei giocatori per poi reinvestire sul mercato il denaro incassato. Questo discorso potrebbe anche riguardare Eriksen. L'ex Tottenham gode di diversi estimatori in Europa, e se qualche club dovesse provare a insinuarsi nei dubbi del club e del calciatore, presentando un'offerta importante in Viale della Liberazione, allora il trequartista danese potrebbe anche diventare "sacrificabile".

Infatti, siccome l'Inter lo ha pagato 20 milioni di euro, intascando una somma superiore da una eventuale cessione metterebbe a segno una plusvalenza e potrebbe usufruire di un "tesoretto" utile per le operazioni di mercato in entrata, tra le quali potrebbe esserci Kanté, particolarmente gradito a Conte per fisicità e muscolarità in mezzo al campo.

Caratteristiche che non appartengono proprio a Eriksen.

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