Diego Armando Maradona e Zico, al secolo Arthur Antunes Coimbra. Per chi ha vissuto il calcio dalla fine degli anni '70 e fino alla metà degli anni '80 sono sicuramente due icone indimenticabili: era l'epoca in cui si contendevano la palma del miglior calciatore del pianeta. Zico, sette anni in più del 'Pibe de oro', lo era molto probabilmente fino al suo primo anno in Italia, nonostante avesse già superato la trentina, poi la parte finale della sua carriera purtroppo sarà caratterizzata da infortuni. Dalla seconda metà degli anni '80, Maradona raggiunse l'apice della propria maturità agonistica, anche se molti dimenticano le tante magie in Argentina quando era ancora un ragazzino.

Maradona e Zico sono stati 'il calcio', simboli di due paesi come Argentina e Brasile che la storia del calcio l'hanno scritta e riscritta. Per l'ex numero 10 di Flamengo, Udinese e nazionale brasiliana è stato davvero un colpo al cuore la notizia del decesso di Diego, avvenuto la settimana scorsa.

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport lo ha ricordato: dai loro duelli sul campo che non sono poi tanti, alle cose che hanno condiviso in seguito. Tra gli aneddoti non può sfuggire l'unica volta che sono stati avversari in Italia in una sfida Udinese-Napoli del 1985, caratterizzata da un beffardo gol di mano di Maradona non visto dall'arbitro proprio come accadrà ai Mondiali dell'anno successivo.

La prima 'mano de Dios'

Era la penultima giornata del campionato di Serie A 1984/85 e il Napoli rendeva visita all'Udinese allo stadio 'Friuli'.

"All'andata a Napoli non giocai e lui fece una doppietta - ricorda Zico - poi al ritorno vincevamo 2-1, ma a 2' dalla fine un loro tiro rimbalza sulla traversa e Diego mette la palla in rete con la mano sinistra. Mi arrabbiai tantissimo con l'arbitro, lo rincorsi, presi quattro giornate di squalifica. Sarebbe stata la mia ultima partita a Udine, poi con il tempo ho iniziato a scherzarci sopra e quando vedevo Diego gli ricordavo che con noi aveva allenato la mano de Dios.

Mi disse ridendo che io ero la parte buona del calcio e lui quella cattiva. Lui in verità è tra i cinque migliori giocatori che io abbia mai visto sul campo insieme a Garrincha, Pelé, Cruyff e Beckenbauer".

I duelli sul campo

Udinese-Napoli della stagione 1984/85 sarebbe stata la quarta e ultima sfida in una partita ufficiale tra i due fuoriclasse. Nel conto c'è anche un quinto confronto che in realtà è il primo in ordine cronologico, il 25 giugno 1979 a Buenos Aires si gioca l'amichevole celebrativa del titolo mondiale vinto l'anno prima dall'Argentina, avversaria dell'Albiceleste una selezione del 'Resto del Mondo'.

"Avevamo Bearzot in panchina, con me in squadra c'erano Platini, Rossi, Causio, Boniek, Cabrini e Tardelli. Nell'Argentina non c'era Kempes ma questo ragazzino di 18 anni che fece uno splendido gol con un sinistro a giro, ma alla fine vincemmo 2-1 con un mio gol. Carlos Alberto mi aveva parlato di lui e io sapevo del suo talento, lo aveva visto giocare nell'Under 20 argentina". La seconda sfida è in agosto di quello stesso anno, Brasile-Argentina al Maracanà valida per la Copa America. "Abbiamo vinto 2-1 e ho fatto il primo gol, Diego giocava con la maglia numero 6, anche allora si vedeva che in campo faceva cose incredibili, era un genio. Poi un'amichevole nel settembre 1981 tra Flamengo e Boca Juniors, abbiamo vinto 2-0 e ho fatto una doppietta".

Dopo quel match ci sarebbe stata la sfida del Sarrià ai Mondiali di Spagna 1982 vinta 3-1 dal Brasile sull'Argentina, con Zico che apre le marcature e Maradona che viene espulso nel finale per un fallo di 'frustrazione' su Batista, infine la citata gara in Serie A. Il bilancio delle sfide contro è nettamente favorevole a Zico, che non ha mai perso.

'Diego aveva un cuore d'oro'

Zico racconta le circostanze in cui ha saputo della scomparsa di Maradona. "Mi trovavo in Giappone per vedere il Kashima di cui sono direttore tecnico. Ero a letto dopo cena quando mio figlio mi ha mandato un sms. Io gli avevo mandato un messaggio dopo l'operazione, mi sembrava preoccupato e le cose non erano andate per il meglio. Era un'operazione pericolosa e lui era molto debilitato.

A Dio ho chiesto di dare conforto alla sua famiglia e di accogliere la sua anima". Tra i due, nel corso degli anni, era nata una bella amicizia. "Non dimentico di quando mi scrisse dopo il Mondiale del 1986, io dovevo operarmi al ginocchio e mi augurò buona fortuna. Poi mi sostenne e portò tanti altri giocatori per un'amichevole voluta da me al fine di raccogliere fondi per i poveri di Rio de Janeiro, purtroppo per lui non è stato possibile esserci, credo fosse il 2003 e aveva già problemi di salute, fu ricoverato in una clinica. Diego era un brav'uomo, generoso e dal cuore d'oro, con una sconfinata voglia di vivere".

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