In casa Juventus il clima resta teso e il focus principale continua a essere la posizione di Igor Tudor, sempre più in bilico dopo gli ultimi risultati altalenanti. La società bianconera, che vive un momento complesso anche a livello dirigenziale, valuta il futuro dell’allenatore croato e riflette sulle possibili alternative in vista della prossima stagione. In questo contesto, le parole di Sandro Sabatini, intervenuto al podcast Numeri 1, hanno acceso il dibattito su chi potrebbe essere il profilo ideale per rilanciare la squadra.
“Io prenderei Spalletti, ma per un motivo che non è né tecnico né tattico, né di DNA-Juve o altre bischerate che vengono dette.
La Juventus, in un momento di fragilità anche dirigenziale, presidenziale, manageriale, eccetera, ha bisogno di un allenatore che faccia – come faceva Allegri, e non lo dico per difendere Allegri – anche un po’ da dirigente, un po’ da punto di riferimento, capito? Questo Spalletti, con tutti i suoi difetti – che non sono pochi – lo può fare”, ha dichiarato il giornalista.
L’analisi di Sabatini
Sabatini ha poi aggiunto un punto cruciale: la questione economica. “Ragazzi, è dura prendere Spalletti con quello che guadagna e con quello che devi ancora pagare: Thiago Motta fino al 30 giugno ’27 e Tudor fino al 30 giugno ’27. Quindi, per me, si ragiona tanto ma alla fine un nome che secondo me viene preso in considerazione adesso è Palladino”.
Le parole del cronista fotografano bene la situazione attuale in casa bianconera. Da una parte, la necessità di trovare una guida solida, capace non solo di dare un’identità tattica ma anche di rappresentare un punto di riferimento interno in una fase di instabilità societaria. Dall’altra, i vincoli contrattuali e le difficoltà economiche che rendono complicato muoversi con libertà sul mercato degli allenatori.
Il nome di Luciano Spalletti, ex commissario tecnico della Nazionale, affascina molti per il suo carisma e la sua capacità di gestire gruppi complessi. Tuttavia, come ricordato da Sabatini, il suo ingaggio elevato rende l’operazione quasi impossibile. È per questo che in casa Juve comincia a circolare con insistenza il nome di Raffaele Palladino, ex tecnico del Monza e profilo giovane, dinamico, vicino alle nuove idee di calcio moderno.
Squadra messa di fronte alle responsabilità
Nel frattempo, la società torinese non si concentra soltanto sulla panchina. Nelle ultime ore, infatti, la dirigenza ha deciso di intervenire direttamente sul gruppo, chiamando a raccolta i giocatori e ponendoli di fronte alle proprie responsabilità. Anche perché in campo vanno i giocatori e da troppo tempo le colpe vengono scaricate esclusivamente sugli allenatori.
Negli ultimi anni, la Juventus ha vissuto una spirale di cambiamenti tecnici e instabilità, ma i risultati non sono arrivati nonostante i continui avvicendamenti in panchina. A parte rari casi come Yildiz, Thuram e Conceição, pochi giocatori stanno rendendo secondo le aspettative, alimentando una crescente frustrazione nell’ambiente.
Mentre la dirigenza valuta il futuro di Tudor e il possibile identikit del suo successore, resta chiaro un messaggio: serve un cambio di mentalità. Che si chiami Spalletti, Palladino o un altro tecnico, la Juventus ha bisogno di ritrovare unità, leadership e identità – valori che da troppo tempo sembrano essersi smarriti tra le mura di Continassa.