Mircea Lucescu, leggenda del calcio romeno e figura di spicco a livello internazionale, è deceduto all'età di ottanta anni in un ospedale di Bucarest. Il tecnico più titolato della Romania si è spento dopo essere stato ricoverato dal 29 marzo e aver trascorso un periodo in coma a seguito di un infarto. Fino a pochi giorni prima della sua scomparsa, Lucescu aveva ricoperto il ruolo di commissario tecnico della nazionale romena. La sua carriera lo aveva portato anche in Italia, dove aveva allenato club come Pisa, Brescia e Inter, lasciando un'impronta significativa.
Riconosciuto come uno degli allenatori e calciatori più vincenti nella storia della Romania, Lucescu fu il primo a guidare la nazionale romena a un Campionato Europeo nel 1984. Per intere generazioni di tifosi, egli rappresentò un vero e proprio simbolo nazionale. La stessa struttura ospedaliera di Bucarest, dove si è spento, ha voluto ricordarlo sottolineando il suo status di "allenatore e calciatore romeno con più titoli" e la sua capacità di aver qualificato la nazionale a un Europeo, affermando che "generazioni di romeni sono cresciute con la sua immagine nel cuore, come simbolo nazionale".
Gli esordi e i trionfi in Romania e Italia
Nato a Bucarest il 29 luglio 1945, Lucescu iniziò la sua lunga e brillante carriera da calciatore.
Trascorse la maggior parte di questo periodo nel Dinamo Bucarest, dove scese in campo per oltre 250 partite, contribuendo alla conquista di sette titoli nazionali e due coppe di Romania. La sua abilità lo portò a essere il capitano della nazionale romena ai Mondiali del 1970 in Messico, un'edizione memorabile anche per il suo celebre scambio di maglia con la leggenda brasiliana Pelé. Il suo percorso da allenatore prese il via nel 1979 con il Corvinul Hunedoara, prima di assumere la guida della nazionale romena, che condusse alla storica qualificazione all'Europeo del 1984.
In Italia, Lucescu si sedette sulle panchine di Pisa, Brescia e Reggiana. Qui, più che per i risultati immediati, si distinse per la sua visione tattica innovativa e per il profondo rispetto che seppe guadagnarsi tra i suoi giocatori.
La sua carriera lo portò poi in Turchia, dove ottenne notevoli successi: con il Galatasaray conquistò la Supercoppa Europea e, successivamente, guidò il Beşiktaş alla vittoria del campionato, un traguardo che lo rese il primo tecnico straniero a trionfare con due club storicamente rivali di Istanbul.
L'era d'oro allo Shakhtar Donetsk e la resilienza
Il 2004 segnò l'inizio di un capitolo fondamentale nella carriera di Lucescu, con il suo arrivo allo Shakhtar Donetsk. Qui, il tecnico romeno operò una vera e propria trasformazione, elevando il club a potenza del calcio europeo. Questo risultato fu raggiunto grazie a una gestione innovativa e a una strategia mirata all'inserimento e alla valorizzazione di giovani talenti brasiliani.
Nel corso di dodici anni, Lucescu guidò lo Shakhtar alla conquista di ben ventidue trofei, tra cui spiccano otto campionati ucraini e la storica Coppa UEFA nel 2009, un successo che rappresentò un record per il calcio dell'Est Europa. La sua leadership si manifestò anche nella capacità di affrontare e superare situazioni estremamente complesse, come il trasferimento forzato dello Shakhtar prima a Lviv e poi a Kiev, a causa del conflitto in Ucraina, riuscendo comunque a mantenere la squadra su livelli di eccellenza e a continuare a vincere.
Nel 2020, Mircea Lucescu accettò un'altra sfida significativa: quella di allenare la Dinamo Kiev, storico e acerrimo rivale dello Shakhtar. Anche in questa nuova avventura, dimostrò il suo valore, conquistando immediatamente il campionato ucraino al suo primo anno.
La sua profonda passione per il calcio e la sua instancabile dedizione al lavoro lo hanno reso un punto di riferimento e una fonte di ispirazione per intere generazioni di calciatori e allenatori. La Federazione Romena di Calcio, nel manifestare il proprio cordoglio, ha sottolineato come il calcio nazionale perda "non solo un brillante tattico, ma anche un mentore, un visionario e un simbolo nazionale che ha portato il tricolore ai vertici del successo mondiale".