Nicholas Caglioni ha voltato pagina senza rimpianti. L’ex portiere di Crotone e Feralpisalò ha raccontato alla Gazzetta dello Sport la sua nuova vita lontano dal pallone. Dopo il ritiro nel 2019, ha scelto di diventare camionista, girando l’Italia e l’Europa. Una decisione netta, accompagnata da dichiarazioni forti contro il mondo del calcio moderno, che secondo lui ha perso spontaneità e autenticità trasformandosi in un ambiente troppo costruito e distante dai valori di una volta.

Nicholas Caglioni e l’esperienza con il Crotone

L’avventura di Caglioni con il Crotone è durata una stagione e mezza, tra il 2012 e il gennaio del 2014.

In totale il portiere ha collezionato 28 presenze con la maglia rossoblù, lasciando il ricordo di un giocatore dal carattere forte. Oggi guarda quel periodo con distacco, senza nostalgia. “Il calcio mi fa schifo”, ha dichiarato senza mezzi termini, spiegando di essersi stancato della vita da professionista già durante l’esperienza alla Feralpisalò, dove il livello di controllo sui calciatori era diventato, a suo dire, eccessivo.

La squalifica del 2007 e la carriera frenata

Uno dei momenti più difficili della carriera di Caglioni resta la squalifica del 2007 per utilizzo di cocaina. L’ex portiere continua però a proclamarsi innocente. Secondo il suo racconto, avrebbe pagato conseguenze pesanti senza avere responsabilità dirette.

Rifiutò il patteggiamento, convinto della propria posizione, ma fu comunque squalificato per un anno e mezzo. Da quel momento la Serie A sparì dai suoi orizzonti e la sua carriera proseguì soprattutto tra Serie B e Serie C, lontano dai grandi palcoscenici.

Tra polemiche, sacrifici e una vita senza rimpianti

Nel corso dell’intervista, Caglioni ha ricordato anche episodi controversi della sua carriera, come la multa ricevuta dopo aver indossato una maglia con la scritta “Odio Verona” ai tempi della Salernitana. Un gesto che gli costò una squalifica ma che non ha mai rinnegato. Ha poi raccontato gli anni vissuti tra problemi economici e sacrifici, con squadre senza stipendi e ritiri pagati dai giocatori stessi. Oggi però guarda avanti: la cabina del camion ha preso il posto dello spogliatoio e, a suo dire, non tornerebbe mai indietro.