La questione della presunta ineleggibilità di Giovanni Malagò alla presidenza della Figc è giunta in Senato. Il senatore leghista Roberto Marti ha presentato un'interrogazione al ministro per lo sport e i giovani, Andrea Abodi, sollevando dubbi sull'applicabilità della normativa sul cosiddetto "pantouflage" in vista delle prossime elezioni federali.
Al centro del dibattito vi è la disciplina del pantouflage, ovvero il periodo di inammissibilità di tre anni previsto dalla Legge Severino (decreto legislativo n. 165 del 2001, introdotto dalla legge n.
190 del 2012, e articolo 21 del decreto legislativo n. 39 del 2013). Questa normativa impedisce a chi ha esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto di una pubblica amministrazione di assumere incarichi presso soggetti privati destinatari di regolazione, vigilanza o finanziamento dalla stessa amministrazione. Marti ha chiesto al ministro Abodi di promuovere un chiarimento preventivo con le autorità competenti, inclusa l'ANAC e gli organismi di vigilanza sportiva, per assicurare certezza del diritto, trasparenza e uniformità nell'applicazione della normativa anticorruzione nel sistema sportivo.
Il ricorso di Renato Miele e la posizione di Malagò
Parallelamente all'iniziativa parlamentare, un ricorso è stato presentato in Figc da Renato Miele, ex difensore della Lazio, avvocato e ancora tesserato.
Miele ha richiesto al tribunale nazionale federale di fare chiarezza sul punto del pantouflage, contestando l'ammissibilità al voto dei candidati Giancarlo Abete e Giovanni Malagò. Miele sostiene che "l’interrogazione e l’ANAC non possono intervenire prima dell’elezione e dell’accettazione della carica", avendo lui presentato il ricorso come diretto interessato. Ha inoltre impugnato la norma che impone un accreditamento per candidarsi, dichiarando inammissibili le candidature e annunciando la volontà di ricorrere fino al Consiglio di Stato.
Dal canto suo, Giovanni Malagò ha ribadito l'assenza di "impedimento" riguardo al pantouflage, affermando che la normativa non rappresenta un ostacolo alla sua candidatura.
Malagò ha anche espresso ottimismo sul futuro del calcio italiano, sottolineando come "l’Italia abbia ancora il fascino per attirare grandi tecnici".
Contesto normativo e tempistiche elettorali
L'interrogazione di Marti evidenzia come l'ANAC, con la delibera n. 436 del 5 novembre 2025, abbia già specificato che il Coni rientra tra le pubbliche amministrazioni soggette alla disciplina del pantouflage. La stessa pronuncia chiarisce che la natura privatistica delle federazioni sportive non esclude l'applicazione della normativa anticorruzione, richiamando i poteri di riconoscimento, approvazione di statuti e bilanci, vigilanza e commissariamento esercitati dal Coni sulle federazioni.
Considerando che Malagò ha lasciato la presidenza del Coni il 26 giugno 2025 e le elezioni della Figc sono fissate per il 22 giugno 2026, il periodo di tre anni previsto dalla normativa non risulterebbe ancora decorso.
Questa circostanza ha riacceso il dibattito pubblico e giuridico sull'ammissibilità della candidatura, rendendo urgente la richiesta di un chiarimento preventivo alle autorità competenti per garantire trasparenza e certezza nel processo elettorale della Federcalcio.